Visual, Visuality, Visual Management, Visual Factory (ITA-ENG)

Cosa fa un consulente di Visual Management? Quando la comunicazione visiva migliora produttività, sicurezza e qualità

Cosa fa un consulente di Visual Management? Quando la comunicazione visiva migliora produttività, sicurezza e qualità

Di Davide Lega

In molte aziende esistono procedure perfette, istruzioni dettagliate e sistemi informatici avanzati. Eppure gli errori continuano a verificarsi. Gli operatori perdono tempo a cercare materiali, i visitatori non trovano i percorsi corretti e i responsabili faticano a capire immediatamente cosa stia accadendo in reparto.

Il consulente di Visual Management

Il problema spesso non è la mancanza di informazioni, ma il fatto che le informazioni non siano visibili.

È qui che entra in gioco il consulente di Visual Management, una figura professionale specializzata nella progettazione di sistemi di comunicazione visiva capaci di rendere immediatamente comprensibile ciò che accade all’interno di un’organizzazione.

Che cos’è il Visual Management?

Il Visual Management, o gestione visiva, è una metodologia che utilizza segnali, colori, simboli, indicatori, lavagne e strumenti grafici per rendere evidente una situazione operativa senza bisogno di spiegazioni aggiuntive.

L’obiettivo è semplice:

  • rendere visibili gli standard;
  • evidenziare le anomalie;
  • facilitare il processo decisionale;
  • ridurre gli errori;
  • aumentare la sicurezza.

In un ambiente ben progettato, una persona dovrebbe essere in grado di capire in pochi secondi se tutto sta funzionando correttamente oppure se esiste un problema da risolvere.

Chi è il consulente di Visual Management?

Il consulente di Visual Management è un professionista che analizza i processi aziendali e progetta sistemi visivi capaci di migliorare le prestazioni operative.

Non si limita a installare cartelli o etichette.

Il suo compito consiste nel comprendere il flusso di lavoro, individuare le criticità e trasformare informazioni spesso complesse in elementi immediatamente comprensibili.

Lavora tipicamente in:

  • magazzini logistici;
  • stabilimenti produttivi;
  • centri distributivi;
  • officine;
  • cantieri;
  • uffici e reparti amministrativi;
  • strutture sanitarie.

Le attività principali del consulente

Analisi dei processi

Il primo passo consiste nell’osservare come lavorano realmente le persone.

Molte aziende credono di conoscere perfettamente i propri processi, ma spesso esiste una differenza significativa tra le procedure scritte e il lavoro svolto quotidianamente.

Il consulente analizza:

  • flussi materiali;
  • flussi informativi;
  • percorsi degli operatori;
  • punti di congestione;
  • errori ricorrenti;
  • attività senza valore aggiunto.

Progettazione della comunicazione visiva

Una volta individuate le criticità, vengono sviluppati strumenti visivi adeguati.

Ad esempio:

  • marcature a pavimento;
  • identificazione delle aree di stoccaggio;
  • sistemi colore;
  • etichette standardizzate;
  • pannelli KPI;
  • lavagne operative;
  • istruzioni visuali;
  • mappe di processo.

L’obiettivo è fare in modo che le informazioni giuste siano disponibili nel posto giusto e nel momento giusto.

Introduzione di sistemi di controllo visuale

Uno dei principi fondamentali del Visual Management è la capacità di individuare immediatamente un’anomalia.

Per questo motivo vengono sviluppati sistemi che permettono di capire a colpo d’occhio:

  • livelli di stock;
  • stato delle macchine;
  • avanzamento della produzione;
  • ritardi;
  • problemi di qualità;
  • situazioni di rischio.

Il ruolo del Visual Management in magazzino

Nel settore logistico il Visual Management trova una delle sue applicazioni più efficaci.

Pensiamo ad esempio a un magazzino senza riferimenti visivi chiari:

  • corsie poco identificabili;
  • ubicazioni confuse;
  • percorsi dei mezzi non evidenti;
  • aree di sicurezza non delimitate.

In queste condizioni aumentano:

  • gli errori di picking;
  • gli incidenti;
  • i tempi di ricerca;
  • le ineffienze operative.

Un consulente di Visual Management può progettare un sistema che consenta a chiunque di orientarsi rapidamente all’interno della struttura, migliorando contemporaneamente produttività e sicurezza.

Il legame con la metodologia 5S

Il Visual Management rappresenta uno degli strumenti fondamentali della metodologia Lean e delle 5S.

Dopo aver organizzato e standardizzato l’ambiente di lavoro, diventa essenziale mantenere visibili gli standard raggiunti.

Per questo motivo troviamo frequentemente:

  • sagome per utensili;
  • codifiche colore;
  • indicatori di conformità;
  • checklist visuali;
  • pannelli di monitoraggio.

L’obiettivo è trasformare l’ordine in una condizione facilmente mantenibile nel tempo.

Visual Management e sicurezza

Uno degli aspetti più importanti riguarda la sicurezza sul lavoro.

Una segnaletica efficace consente di:

  • ridurre i comportamenti pericolosi;
  • separare persone e mezzi;
  • evidenziare le aree di rischio;
  • migliorare la gestione delle emergenze.

In molte aziende gli investimenti in sistemi visuali producono risultati immediati nella riduzione dei near miss e degli incidenti.

Quanto vale economicamente il Visual Management?

Molti imprenditori considerano la comunicazione visiva un aspetto secondario.

In realtà una buona progettazione può generare benefici economici significativi:

  • riduzione dei tempi di ricerca;
  • diminuzione degli errori;
  • minori costi di formazione;
  • maggiore produttività;
  • migliore qualità;
  • riduzione degli incidenti.

Spesso piccoli interventi visuali consentono di ottenere miglioramenti misurabili già dopo poche settimane.

Il futuro della gestione visiva

Oggi il Visual Management sta evolvendo grazie alla digitalizzazione.

Sempre più aziende utilizzano:

  • dashboard digitali;
  • monitor di reparto;
  • sistemi Andon elettronici;
  • KPI in tempo reale;
  • strumenti di realtà aumentata.

Tuttavia il principio resta invariato: rendere immediatamente comprensibile ciò che accade.

La tecnologia non sostituisce il Visual Management, ma ne amplifica l’efficacia.

Conclusioni

Il consulente di Visual Management non si occupa semplicemente di cartelli, colori o segnaletica. Il suo vero compito è rendere visibile il funzionamento dell’azienda.

Quando un’organizzazione riesce a comunicare attraverso l’ambiente di lavoro, le persone commettono meno errori, lavorano in maggiore sicurezza e prendono decisioni più rapide.

In un mondo sempre più complesso, la capacità di rendere semplici e immediate le informazioni rappresenta un vantaggio competitivo che poche aziende possono permettersi di ignorare.

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Il nemico invisibile nei magazzini: come la Visuality elimina sprechi e caos operativo

Il nemico invisibile nei magazzini: l’informazione che manca e il potere della Visuality

Perché nei magazzini si continua a perdere tempo anche quando “sembra tutto sotto controllo”

Nel mondo della logistica moderna siamo circondati da dati, software, dashboard, KPI, report e sistemi WMS sempre più sofisticati. Eppure, entrando in molti magazzini italiani, si assiste ancora alle stesse scene:

  • operatori che chiedono continuamente informazioni;
  • responsabili interrotti decine di volte al giorno;
  • pallet posizionati nei punti sbagliati;
  • attrezzature cercate per minuti interminabili;
  • dubbi sulle priorità operative;
  • errori di picking;
  • tempi morti nascosti.

Il problema spesso non è la mancanza di tecnologia.
Il vero problema è la mancanza di informazioni immediatamente disponibili nel punto esatto in cui servono.

È questo il concetto centrale espresso da Gwendolyn Galsworth, una delle massime esperte mondiali di workplace visuality e visual management, nel suo articolo “The Invisible Enemy: Where Visual Devices Come From”.

Secondo questa corrente di pensiero, il nemico invisibile delle organizzazioni è rappresentato dagli “information deficits”, cioè dai deficit informativi: tutte quelle situazioni in cui una persona deve fermarsi, chiedere, interpretare, cercare o aspettare prima di poter lavorare correttamente.

E qui nasce il vero spreco.


Il movimento inutile nasce quasi sempre da informazioni mancanti

Nella Lean Manufacturing siamo abituati a parlare di sprechi fisici:
movimenti inutili, trasporti, attese, rilavorazioni.

La Visuality aggiunge però un concetto molto più profondo:
molti sprechi fisici nascono prima di tutto da sprechi cognitivi.

Un operatore si muove inutilmente perché non sa dove si trova un materiale.
Un carrellista perde tempo perché il layout non comunica chiaramente le priorità.
Un team leader viene interrotto continuamente perché il reparto non “parla da solo”.

In pratica:
quando il posto di lavoro non comunica visivamente, le persone sono costrette a compensare attraverso continue domande, controlli e verifiche.

Ed è qui che entra in gioco il visual management.


Che cos’è davvero il Visual Management

Molte aziende credono che il visual management significhi appendere qualche cartello o installare monitor con i KPI.

In realtà il concetto è molto più ampio.

La workplace visuality, sviluppata e codificata da Gwendolyn Galsworth in oltre trent’anni di studi e implementazioni, punta a trasformare il luogo di lavoro in un ambiente capace di comunicare autonomamente.

L’obiettivo finale è semplice ma potentissimo:

creare un ambiente che renda immediatamente visibile:

  • cosa fare;
  • dove farlo;
  • quando farlo;
  • come farlo;
  • cosa è corretto;
  • cosa è anomalo.

Quando questo accade, il lavoro scorre con meno attriti, meno stress e meno dipendenza dalle persone chiave.


Il magazzino deve parlare

Pensiamo alle strade.

Milioni di automobili si muovono ogni giorno senza bisogno di fermarsi continuamente a chiedere istruzioni. Questo accade perché l’ambiente comunica:

  • linee;
  • simboli;
  • colori;
  • segnali;
  • precedenze;
  • corsie;
  • limiti.

La strada “parla”.

In molti magazzini invece il posto di lavoro è silenzioso.
Non comunica.
E quindi le persone devono continuamente interpretare.

Un magazzino veramente visuale dovrebbe invece consentire a chiunque di capire immediatamente:

  • dove posizionare un pallet;
  • quali ordini sono prioritari;
  • quali aree sono sature;
  • quali materiali mancano;
  • dove si trovano strumenti e attrezzature;
  • quale attività è standard e quale è anomala.

Cartelli, standard e dispositivi visuali: non sono la stessa cosa

Uno degli aspetti più interessanti della teoria della Visuality è la distinzione tra diversi livelli di comunicazione visiva.

1. Visual Standard

Mostra cosa dovrebbe essere fatto.

Esempio:
un cartello con scritto “Posizionare qui il pallet”.

2. Visual Control

Aiuta a capire rapidamente se qualcosa è corretto o sbagliato.

Esempio:
un’area delimitata con colori e indicatori di saturazione.

3. Visual Device

È il livello più evoluto.

L’informazione viene incorporata direttamente nel processo fisico, rendendo quasi impossibile sbagliare.

Esempio:
una struttura che permette il posizionamento corretto del pallet in un solo modo possibile.

Qui il sistema non si limita a “consigliare”.
Guida il comportamento operativo.


La differenza tra aziende ordinate e aziende realmente visuali

Molte aziende fanno 5S ma si fermano all’estetica.

Pulizia, etichette, colori.

La Visuality invece va oltre.
Non punta solo all’ordine, ma alla riduzione sistematica delle domande inutili.

La vera domanda da porsi non è:
“Il reparto è ordinato?”

Ma:

“Quante informazioni mancano ancora agli operatori per lavorare senza interruzioni?”

Quando questa mentalità entra in azienda, cambia completamente il modo di progettare:

  • layout;
  • scaffalature;
  • segnaletica;
  • flussi;
  • aree di staging;
  • strumenti digitali;
  • dashboard operative.

Perché questo tema sarà sempre più importante

Oggi si parla continuamente di intelligenza artificiale, automazione e digitalizzazione. Tuttavia molte aziende convivono ancora con problemi elementari di comunicazione operativa.

Ed è paradossale:
si investono centinaia di migliaia di euro in software sofisticati mentre gli operatori continuano a chiedere:
“Dove va questo pallet?”

La competitività futura non dipenderà solo dalla tecnologia, ma dalla capacità di creare ambienti di lavoro:

  • autoesplicativi;
  • intuitivi;
  • leggibili;
  • immediatamente comprensibili.

In altre parole:
ambienti che parlano.


Conclusioni

La workplace visuality non è una moda estetica e non è semplicemente “mettere cartelli”.

È una filosofia organizzativa che punta a eliminare il nemico invisibile delle aziende: le informazioni mancanti.

Quando un magazzino comunica chiaramente:

  • diminuiscono gli errori;
  • diminuisce lo stress;
  • aumentano velocità e autonomia;
  • si riducono le interruzioni;
  • migliora il clima operativo.

E soprattutto le persone possono finalmente concentrarsi sul lavoro che crea valore, invece di perdere energie a cercare continuamente risposte.

Più informazioni sull’autrice Gwendolyn Galsworth

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Il primo passo delle 5S: Seiri

Il primo passo delle 5S: Seiri, ovvero Organizzazione o Tecnologia Organizzativa

Oggi parliamo del primo passo della tecnologia 5S: Seiri.

Le persone parlano dell’importanza dell’organizzazione da secoli. Generazione dopo generazione, si è sottolineata la necessità non solo di correre da una cosa all’altra, ma di occuparsi dell’organizzazione. La storia insegna che coloro che trascurano l’organizzazione spesso perdono di vista i propri obiettivi e persino i propri mezzi.
Ad esempio, nel tentativo di costruire un canale per bonificare nuovi terreni da frutteto, è fondamentale tracciare il flusso dell’acqua, progettare un canale che lo convogli in modo efficace e duraturo, e costruirlo con attenzione affinché resista alla pressione. Tutto ciò richiede organizzazione.
Nonostante questo, sembra che vi sia stata una valanga di articoli e libri sull’organizzazione. Ciò che è significativo in questa abbondanza è la transizione dell’organizzazione da un concetto di buon senso, su cui le persone facevano affidamento, a una disciplina accademica che richiede studio e riflessione.

Decidere sui mezzi e sui fini

Quando la terra era povera e non c’era abbastanza per tutti, bastava essere frugali e attenti al risparmio. Salvare tutto, un po’ come fanno gli accumulatori seriali, era una buona pratica. Era un’epoca in cui le persone si aggrappavano a ogni oggetto perché sembrava uno spreco buttar via qualsiasi cosa.
Oggi, invece, in un mondo sommerso da un’abbondanza di beni, servizi e informazioni, è più importante saper selezionare ciò che serve piuttosto che conservare tutto. Solo considerando le informazioni, esiste un intero nuovo campo professionale, la gestione delle informazioni, dedicato a selezionare e organizzare i dati.
È importante conservare, ma è altrettanto essenziale buttare via ciò che non serve. La chiave è sapere cosa scartare, cosa conservare e come organizzarle affinché siano accessibili in futuro.
Per fare ordine, il primo passo è definire gli obiettivi. Perché lo fai? Una volta stabilito questo, puoi decidere come procedere. Esistono molti metodi, come il metodo KJ, l’analisi di Pareto, l’inventario, l’analisi funzionale e i sistemi di catalogazione come quelli delle biblioteche. L’importante è sapere a cosa serviranno le cose in futuro, sbarazzarsi di ciò che non è utile e rendere il resto facilmente accessibile senza intralciare.

L’arte di buttare via

Il professor Yuji Aida dell’Università di Kyoto gestisce la sua attività con quello che chiama “Metodo Aida”. Secondo lui, salvare oggetti e informazioni indiscriminatamente occupa solo spazio e genera lavoro inutile. È fondamentale eliminare ciò che non serve.
Ogni giorno, quando arriva in università, estrae la posta dalla cassetta del dipartimento e la analizza mentre cammina verso l’ufficio.

Durante il tragitto, separa ciò che vuole conservare da ciò che intende scartare. Gli oggetti che non superano questa prima selezione finiscono nel cestino appena dentro la porta del suo ufficio. Spesso, arrivato alla scrivania, non ha più nulla tra le mani.
L’organizzazione, in fondo, è l’arte di buttare via ciò che non è necessario.

Il nocciolo dell’organizzazione

Un punto chiave dell’organizzazione è definire cosa significhi realmente essere organizzati. Come puoi sapere se lo sei? Quali sono i principi da seguire? E come stabilire il momento in cui fermarsi?
Anche se si dice spesso che l’organizzazione è l’arte di buttare via, questa affermazione va precisata. Buttare via è solo il primo passo, ma è cruciale. Bisogna iniziare eliminando tutto ciò che non è utile. Durante questo processo, è importante prestare attenzione a strumenti difettosi o pezzi rotti.
Questa operazione richiede giudizi di valore e una gestione stratificata delle risorse. Un lavoro ben fatto include anche la pulizia di luoghi sporchi o trascurati, per valutare al meglio la loro utilità.

Stratificazione per importanza e gestione delle risorse

Gestire la stratificazione significa valutare l’importanza di un oggetto e ridurre l’inventario non essenziale, garantendo al contempo che ciò che è essenziale sia a portata di mano per massimizzare l’efficienza. È altrettanto importante tenere lontano ciò che non serve quanto avere facilmente accessibile ciò che è indispensabile.


Dopo aver completato stratificazione e classificazione, si può decidere cosa fare con gli oggetti usati raramente: conservarli o eliminarli? Se li conservi, in che quantità? Di norma, più qualcosa viene usato raramente, meno ne serve. Durante queste operazioni, spesso emergono grandi quantità di oggetti inutili. Anche dopo ripetute sessioni di decluttering, è comune ritrovarsi con cianfrusaglie superflue.
Questo accade perché le cose tendono ad accumularsi e perché è difficile distinguere tra ciò che serve davvero e ciò che si conserva “per sicurezza”. Tuttavia, è essenziale che la dirigenza prenda decisioni chiare: è necessario? Se no, eliminatelo. Se sì, quanto è necessario? Liberatevi del resto.

Questo è il primo passo delle 5S: Seiri


The First Step of the 5S: Seiri, or Organization, also known as Organizational Technology

For centuries, people have spoken about the importance of organization. Generation after generation, the necessity of not simply rushing through tasks but dedicating time to organizing has been emphasized. History teaches us that those who neglect organization often lose sight of their goals and even their resources.
For instance, when building a canal to reclaim land for an orchard, it is essential to map the water flow, design a channel that will guide it efficiently without breaking, and construct it carefully to handle pressure. All of this requires organization.

Despite this, there has been a surge of magazine articles and books on the topic of organization. This abundance signifies a transition: organization has moved from being a common-sense concept that individuals could naturally apply to an academic discipline requiring study and reflection.


Deciding on Means and Ends

When resources were scarce and there was not enough of everything for everyone, it was enough to be as frugal and economical as possible. It was wise to save everything, much like a hoarder. People clung to even the smallest items because throwing anything away seemed wasteful.
However, today, when we seem overwhelmed by an abundance of goods, services, and information, it is more important to selectively manage these resources rather than save every little thing. For instance, in the realm of information, a whole career field—information management—focuses solely on selecting and organizing data.
Saving things is important, but knowing what to discard, what to keep, and how to store it so it remains accessible later is even more crucial.

The first step in this organizational process is defining goals. Why are you doing this? Once that is clear, you can decide how to proceed. Many methods are available: the KJ method, Pareto analysis, inventory analysis, functional analysis, and even the numerical cataloging system used by libraries. The key is to determine what will be useful later, discard what isn’t needed, and organize the rest to be accessible but unobtrusive.


The Art of Throwing Things Away

Professor Yuji Aida of Kyoto University organizes his work using what he calls the Aida Method. He believes that saving things and information indiscriminately only takes up extra space and creates more work. Therefore, it is essential to discard what is unnecessary.
Each day, when he arrives at the university, he takes the mail from his department’s office and sorts it while walking to his own office. As he walks, he separates what he wants to keep from what he doesn’t. Items that don’t pass this initial screening go straight into the trash bin inside his office door. Often, by the time he sits at his desk, he has nothing left.
Organization is, in essence, the art of throwing things away.


The Core of Organization

A key question in organization is defining what constitutes being organized. How do you know if you are organized or not?
What principles are involved? When you decide to implement organization, how do you know when to stop?

While it has been said that organization is the art of throwing things away, this statement might need refinement. Discarding is only the first step, albeit a crucial one. Start by eliminating everything you don’t need. While doing so, pay particular attention to malfunctioning equipment and broken parts.

Clearly, this idea of discarding what you don’t need involves value judgments and layered management. Doing it well also requires cleaning areas so covered in oil or grime that you cannot see whether they are salvageable or not. You won’t know if you need something or how useful it is until it’s clean, functional, and at its best.


Layering for Importance and Deciding Where to Store Things

Layered management involves determining how important an item is, reducing non-essential inventory, and ensuring that essential items are easily accessible for maximum efficiency. Good layered management hinges on making decisions about frequency of use (essentially another way of assessing importance) and ensuring items are in their proper place.
It’s just as important to keep unnecessary items out of reach as it is to have essential items within reach. Discarding broken or defective parts is just as vital as repairing them.

Once layering and classification are complete, you can decide what to do with items you rarely use, such as those used no more than once a year. Should you keep them or throw them away? If you decide to keep them, how many should you retain?
It’s reasonable to assume you need fewer of something the less frequently you use it. During a general cleanup, it’s not uncommon to find yourself with piles of junk on hand—things you don’t need. Even after cleaning house again, you may still find unnecessary items. This is a never-ending process.

This happens not only because items tend to accumulate but also because it is difficult to distinguish between what is needed and what isn’t. Most people initially err on the side of caution, keeping things “just in case.” However, it is crucial for management to make decisions. Is this necessary? If not, get rid of it. If yes, how necessary is it? Get rid of the rest.


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SIGNIFICATO DELLE 5S LEAN

SIGNIFICATO DELLE 5S LEAN

In ultima analisi, le 5S hanno l’obiettivo di eliminare gli sprechi. Proprio come ogni parola può avere interpretazioni più ampie, anche le 5 attività che costituiscono le 5S hanno un significato profondo, talvolta complesso. È quindi fondamentale chiarire cosa siano esattamente le 5S, cioè quale è il significato delle 5S Lean e come le attività debbano essere strutturate per raggiungere i propri obiettivi.

Cosa sono le 5S e cosa possono fare per te?


1. Seiri (Organizzazione)

Nell’uso comune, significa mettere le cose in ordine e organizzarle secondo regole o principi specifici.

In ambito 5S, si tratta di distinguere tra ciò che è necessario e ciò che è superfluo, prendere decisioni difficili e implementare la gestione della stratificazione per eliminare ciò che non serve. L’accento è posto sulla gestione delle cause, con l’obiettivo di prevenire l’accumulo di inutilità e affrontare i problemi alla radice.

Gestione della stratificazione

Essere organizzati non significa semplicemente mettere in ordine. Alcune persone sembrano disordinate ma trovano sempre tutto, mentre altre appaiono ordinate ma non riescono mai a trovare ciò che cercano.

L’organizzazione efficace richiede un sistema. Ad esempio, chiunque può riordinare una stanza disordinata, ma solo il proprietario può stabilire un sistema funzionale. Diverse teorie organizzative iniziano con il dividere le cose e raggrupparle per importanza. È necessario stratificare, determinare priorità e affrontare ciò che conta di più.

Strumenti come il diagramma di Pareto, il metodo KJ* e l’inventario aiutano a identificare ciò che è essenziale e ciò che può essere eliminato. Che si tratti di smaltire scorte invendibili o di effettuare il cambio stagionale, il punto chiave è concentrarsi su ciò che è importante.

Distinguere tra essenziale e non essenziale può essere complicato, sia a casa che al lavoro. Spesso ci aggrappiamo a oggetti “nel caso possano servire”. Tuttavia, dobbiamo imparare a prendere decisioni difficili per liberare spazio e concentrarci su ciò che conta davvero.


2. Seiton (Ordine e pulizia)

In ambito 5S, questo principio riguarda il collocare le cose nei posti giusti, eliminando il tempo perso a cercare. L’obiettivo è creare un ambiente ordinato, funzionale e sicuro.

Applicazione del principio di ordine

Il principio di ordine è fondamentale in molti aspetti della nostra vita: dal sistema di catalogazione delle biblioteche, alla disposizione dei magazzini, fino all’organizzazione di armadi o scrivanie. Tutti questi sistemi mirano a facilitare l’accesso rapido e senza sforzo agli oggetti.

Disposizione funzionale

La pulizia e l’ordine partono da un’analisi dell’efficienza. Un sistema organizzativo efficace deve considerare la frequenza d’uso degli oggetti:

  1. Oggetti inutili: scartarli.
  2. Oggetti di emergenza: conservarli per eventuali necessità.
  3. Oggetti usati raramente: tenerli lontano dal posto di lavoro.
  4. Oggetti usati occasionalmente: conservarli in una posizione accessibile.
  5. Oggetti usati frequentemente: mantenerli a portata di mano.

Lo stoccaggio dovrebbe inoltre considerare aspetti come quantità disponibile, qualità (es. protezione da ruggine o ammaccature) e sicurezza (es. precauzioni per materiali infiammabili).

L’ordine non riguarda solo l’efficienza, ma anche la qualità e la sicurezza: ogni oggetto deve avere un posto specifico che ne garantisca un uso rapido e sicuro.

Per mantenere ordinato il posto di lavoro, potrebbe essere necessario tracciare linee di passaggio e linee di demarcazione sul pavimento. La disposizione deve essere flessibile in modo da poter essere modificata per soddisfare nuovi requisiti di lavoro. Tutto deve essere sollevato dal pavimento in modo che sia la pulizia che le ispezioni siano facili. La disposizione deve essere tale da non creare ragnatele, che le coppe dell’olio e altre cose siano facilmente accessibili e che il lavoro proceda senza intoppi. Poiché l’ordine serve a migliorare l’efficienza, è anche importante fare studi sui tempi, apportare miglioramenti e fare pratica anche durante il processo di raddrizzamento. L’obiettivo finale di questo processo di raddrizzamento è riuscire a ottenere tutto ciò che si desidera di qualcosa quando e dove lo si desidera. E la chiave per farlo è chiedersi le 5W e la 1H (cosa, quando, dove, perché, chi e come) per ogni elemento.

3 Pulizia (Seiso)

In termini generali, questo significa pulire in modo che le cose siano pulite. In termini 5S, significa sbarazzarsi di rifiuti, sporcizia e corpi estranei e rendere le cose pulite. La pulizia è una forma di ispezione. L’enfasi qui è sulla pulizia come ispezione, sulla pulizia e sulla creazione di un posto di lavoro impeccabile.

Sebbene pulire significhi ovviamente eliminare sprechi e sporcizia e rendere le cose pulite, questo è diventato di recente sempre più importante. Con una qualità più elevata, una maggiore precisione e tecnologie di lavorazione più raffinate, anche il più piccolo dettaglio può avere ramificazioni vitali. Ecco perché è ancora più importante essere inflessibili nella determinazione di fare una pulizia approfondita.

Siti di ispezione

Alcune delle tue attrezzature e strutture dovranno essere mantenute particolarmente impeccabili, ed è importante che tu sappia dove questi posti sono. Ad esempio, quelli di voi che sono abbastanza grandi da ricordare le Olimpiadi di Tokyo ricorderanno che la squadra femminile giapponese di pallavolo teneva dei fazzoletti infilati in vita in modo da potersi asciugare la fronte di tanto in tanto, perché sapevano che il sudore che gocciolava sul campo era una potenziale causa di scivolamento. E se fossero scivolate, avrebbero potuto benissimo perdere un punto e quindi la partita. Quindi, per loro, il campo da pallavolo era un’area di ispezione prioritaria. E questo è un altro significato delle 5S Lean.

Lo spirito “Pulire è ispezionare”

Nell’esercito, le regole sono molto severe riguardo al mantenimento delle armi oliate e pulite, in modo che possano essere utilizzate in qualsiasi momento. Per estensione, le fabbriche moderne hanno scoperto che avranno meno errori di controllo quanto più saranno scrupolose le loro procedure di pulizia. La pulizia non si limita a pulire il sito e l’attrezzatura. Offre anche un’opportunità di ispezione. Anche i posti che non sono sporchi devono essere controllati e ispezionati. Tutto viene esaminato attentamente quando la pulizia è fatta bene, ed è per questo che si dice che pulire significa ispezionare.

Questo non vale solo all’interno della fabbrica. Infatti, il cancello della fabbrica, l’esterno della fabbrica, è l’interfaccia dell’azienda con la comunità. Osserva bene. L’erba è infestata dalle erbacce? Ci sono rifiuti sparsi in giro? Immagina che tipo di impressione fa. La tua fabbrica sembra attraente o sembra una baraccopoli? Anche se non ti interessano le relazioni con la comunità, quante brave persone vorranno venire a lavorare per un posto che sembra decadente? In questo senso, le 5S possono essere sia il tuo ambasciatore per la comunità che il tuo miglior agente di reclutamento.

Raggiungere Zero sporcizia e Zero polvere

La pulizia è quindi qualcosa che può avere un impatto enorme sui tempi di inattività, sulla qualità, sulla sicurezza, sul morale e su ogni altro aspetto dell’operazione. È la parte che merita la massima attenzione. Ecco perché il movimento 5S cerca di raggiungere zero sporcizia e zero polvere ed eliminare piccoli difetti e guasti minori nei punti di ispezione chiave.

4 Standardizzazione (Seiketsu)

In termini 5S, la standardizzazione significa mantenere continuamente e ripetutamente la propria organizzazione, ordine e pulizia. In quanto tale, abbraccia sia la pulizia personale che la pulizia dell’ambiente. L’enfasi qui è sulla gestione visiva e sulla standardizzazione. Innovazione e gestione visiva totale vengono utilizzate per raggiungere e mantenere condizioni standardizzate in modo da poter sempre agire rapidamente.

Gestione visiva

Il visual management è recentemente salito alla ribalta come un mezzo efficace per realizzare il kaizen. Ora viene utilizzato per la produzione, la qualità, la sicurezza e tutto il resto.

Gestione del colore

Anche la gestione del colore (o gestione della codifica dei colori) ha ricevuto notevole attenzione ultimamente.

È stata utilizzata non solo per la gestione della codifica dei colori, ma anche per creare un ambiente di lavoro più favorevole. Ci sono sempre più persone in posizioni di lavoro pratiche che optano per abiti bianchi e di altri colori chiari. E poiché questi abiti mostrano rapidamente lo sporco, forniscono un indice pronto di quanto siano pulite le cose. Evidenziano la necessità di ingegno e azione.

Dal punto di vista umano complessivo, l’igiene ha ramificazioni ben oltre la fabbrica, estendendosi anche all’ambiente. Le 5S sono necessarie per quanto riguarda nebbia d’olio, limature, rumore, oli più sottili, sostanze tossiche e molte altre cose presenti sul posto di lavoro per garantire che non sporchino né il posto di lavoro né l’ambiente più ampio. Ci sono anche aziende che hanno iniziato a mettere fiori nei loro luoghi di lavoro, dimostrando uno spirito ammirevole.

5 Disciplina (Shitsuke)

 In termini generali, questo significa allenamento e capacità di fare ciò che si vuole fare anche quando è difficile. In termini 5S, significa instillare (o avere) la capacità di fare le cose nel modo in cui dovrebbero essere fatte. L’enfasi qui è sulla creazione di un ambiente di lavoro con buone abitudini e disciplina. Insegnando a tutti cosa deve essere fatto e facendo in modo che tutti facciano pratica, si rompono le cattive abitudini e si formano quelle buone. Le persone si esercitano a creare e seguire le regole.

La disciplina è la prima delle 5S

Sebbene sembri esserci un po’ di resistenza alla disciplina tra i più giovani perché c’è la sensazione che implichi forzare le persone a schemi comportamentali preimpostati, non deve essere così. Le persone non dovrebbero essere così rigide al riguardo. La parola shitsuke deriva originariamente dalla prima cucitura che viene fatta affinché un kimono possa essere cucito correttamente. È come il lavoro che fa il sarto prima di una prova. In questo senso, e una volta che è visto in questo modo, dovrebbe essere chiaro che la disciplina è qualcosa che impariamo per rendere le nostre vite più fluide. È la base della civiltà. È il minimo di cui abbiamo bisogno per far funzionare la società. Ed è per questo che la disciplina non dovrebbe essere relegata alla fine della linea nelle 5S o, tanto meno, lasciata fuori.

La disciplina può cambiare i modelli comportamentali La disciplina è un processo di ripetizione e pratica. Pensate, ad esempio, alla sicurezza industriale. Quante persone hanno avuto incidenti perché hanno dimenticato di indossare i loro caschi, le loro scarpe antinfortunistiche o i loro occhiali protettivi?

Troppe. Quante hanno avuto incidenti perché hanno infilato le mani nei macchinari senza prima spegnerli? Di nuovo, troppe. Ecco perché è così importante che tutti abbiano l’abitudine di obbedire a semplici regole di sicurezza. Ecco perché la disciplina è parte integrante della sicurezza industriale. Che si tratti di procedure di emergenza, procedure operative standard o altro, è fondamentale che venga fatto ogni sforzo per far sì che il personale esegua ogni singolo passaggio ogni volta. Non c’è spazio per prendere scorciatoie o per l’imbarazzo di sembrare un principiante. La stretta aderenza è fondamentale. E per raggiungere questo obiettivo, potresti dover sfruttare le riunioni mattutine, potresti voler far giurare fedeltà ai singoli lavoratori, potresti voler istituire lezioni monotematiche e potresti voler fare altre cose, ma è essenziale che tutti partecipino e partecipino pienamente.

E questo è IL SIGNIFICATO DELLE 5S LEAN.


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Le buone abitudini delle 5S Lean

Le Buone abitudini delle 5S Lean

Un approfondimento dai testi di Takashi Osada

Buone Abitudini e la Differenza tra Umani e Animali

Utilizzare l’intelligenza per vivere più a lungo. Mentre molte specie animali sono a rischio di estinzione, la popolazione umana continua a aumentare e la nostra durata di vita si allunga. Sebbene i progressi nella scienza medica siano evidenti, non sono l’unica spiegazione. La medicina ha fatto passi avanti grazie alla riflessione e agli sforzi delle persone nel creare un ambiente favorevole alla vita. Le persone si prendono cura della propria salute e cercano di evitare incidenti, lavandosi le mani e mantenendo pulito il proprio spazio abitativo. Installano sistemi di acqua potabile e fognature, si occupano della spazzatura e praticano la sterilizzazione e la pastorizzazione. La somma di questi sforzi costituisce ciò che definiamo civiltà.

Le 5S come Prevenzione della Criminalità

Le 5S distinguono gli esseri umani dagli animali. Gli individui si adoperano per mantenere le loro case ordinate e pulite, creando buoni rapporti nei contesti lavorativi. Costruiscono dighe e frangivento per combattere l’erosione e mantenerla in ordine facilita l’individuazione di eventuali problemi. La mancanza di rispetto delle 5S contribuisce a incidenti e criminalità. È stato osservato che città con alti tassi di criminalità spesso mancano di questo rispetto; al contrario, luoghi come Singapore, dove gettare rifiuti è penalizzato, mostrano un buon livello di civiltà.

Le 5S a Casa e al Lavoro

L’approccio delle 5S è applicabile sia a casa che sul lavoro. Ci sono molte piccole abitudini quotidiane che migliorano la qualità della vita. Ad esempio, salutiamo gli altri, ci laviamo le mani prima dei pasti, e manteniamo una routine di pulizia dopo ogni pasto. Abbiamo l’abitudine di sapere dove riporre i nostri utensili da cucina e di mantenere in ordine la casa con strumenti come scope e panni. Questi gesti e innovazioni igieniche, come le grondaie per gestire l’acqua piovana, contribuiscono al nostro benessere.

Se riflettiamo, ci accorgiamo che queste sono pratiche delle 5S. Pulire immediatamente dopo aver mangiato è semplice, ma lasciare i piatti sporchi può essere problematico.

Le 5S sono quindi un modo per garantire che tutto rimanga in condizioni ottimali.

Queste buone abitudini si riflettono anche in ambito lavorativo.

Le 5S riguardano l’assicurarsi di poter svolgere i propri compiti al meglio. Impegnarsi a mantenere gli strumenti in ordine evita di perdere tempo a cercarli. Come ci prendiamo cura degli oggetti in casa, lo stesso vale per gli attrezzi di lavoro, rendendo sempre più facile il loro uso quando sono necessari.

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