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Cosa fa un consulente di Visual Management? Quando la comunicazione visiva migliora produttività, sicurezza e qualità

Cosa fa un consulente di Visual Management? Quando la comunicazione visiva migliora produttività, sicurezza e qualità

Di Davide Lega

In molte aziende esistono procedure perfette, istruzioni dettagliate e sistemi informatici avanzati. Eppure gli errori continuano a verificarsi. Gli operatori perdono tempo a cercare materiali, i visitatori non trovano i percorsi corretti e i responsabili faticano a capire immediatamente cosa stia accadendo in reparto.

Il consulente di Visual Management

Il problema spesso non è la mancanza di informazioni, ma il fatto che le informazioni non siano visibili.

È qui che entra in gioco il consulente di Visual Management, una figura professionale specializzata nella progettazione di sistemi di comunicazione visiva capaci di rendere immediatamente comprensibile ciò che accade all’interno di un’organizzazione.

Che cos’è il Visual Management?

Il Visual Management, o gestione visiva, è una metodologia che utilizza segnali, colori, simboli, indicatori, lavagne e strumenti grafici per rendere evidente una situazione operativa senza bisogno di spiegazioni aggiuntive.

L’obiettivo è semplice:

  • rendere visibili gli standard;
  • evidenziare le anomalie;
  • facilitare il processo decisionale;
  • ridurre gli errori;
  • aumentare la sicurezza.

In un ambiente ben progettato, una persona dovrebbe essere in grado di capire in pochi secondi se tutto sta funzionando correttamente oppure se esiste un problema da risolvere.

Chi è il consulente di Visual Management?

Il consulente di Visual Management è un professionista che analizza i processi aziendali e progetta sistemi visivi capaci di migliorare le prestazioni operative.

Non si limita a installare cartelli o etichette.

Il suo compito consiste nel comprendere il flusso di lavoro, individuare le criticità e trasformare informazioni spesso complesse in elementi immediatamente comprensibili.

Lavora tipicamente in:

  • magazzini logistici;
  • stabilimenti produttivi;
  • centri distributivi;
  • officine;
  • cantieri;
  • uffici e reparti amministrativi;
  • strutture sanitarie.

Le attività principali del consulente

Analisi dei processi

Il primo passo consiste nell’osservare come lavorano realmente le persone.

Molte aziende credono di conoscere perfettamente i propri processi, ma spesso esiste una differenza significativa tra le procedure scritte e il lavoro svolto quotidianamente.

Il consulente analizza:

  • flussi materiali;
  • flussi informativi;
  • percorsi degli operatori;
  • punti di congestione;
  • errori ricorrenti;
  • attività senza valore aggiunto.

Progettazione della comunicazione visiva

Una volta individuate le criticità, vengono sviluppati strumenti visivi adeguati.

Ad esempio:

  • marcature a pavimento;
  • identificazione delle aree di stoccaggio;
  • sistemi colore;
  • etichette standardizzate;
  • pannelli KPI;
  • lavagne operative;
  • istruzioni visuali;
  • mappe di processo.

L’obiettivo è fare in modo che le informazioni giuste siano disponibili nel posto giusto e nel momento giusto.

Introduzione di sistemi di controllo visuale

Uno dei principi fondamentali del Visual Management è la capacità di individuare immediatamente un’anomalia.

Per questo motivo vengono sviluppati sistemi che permettono di capire a colpo d’occhio:

  • livelli di stock;
  • stato delle macchine;
  • avanzamento della produzione;
  • ritardi;
  • problemi di qualità;
  • situazioni di rischio.

Il ruolo del Visual Management in magazzino

Nel settore logistico il Visual Management trova una delle sue applicazioni più efficaci.

Pensiamo ad esempio a un magazzino senza riferimenti visivi chiari:

  • corsie poco identificabili;
  • ubicazioni confuse;
  • percorsi dei mezzi non evidenti;
  • aree di sicurezza non delimitate.

In queste condizioni aumentano:

  • gli errori di picking;
  • gli incidenti;
  • i tempi di ricerca;
  • le ineffienze operative.

Un consulente di Visual Management può progettare un sistema che consenta a chiunque di orientarsi rapidamente all’interno della struttura, migliorando contemporaneamente produttività e sicurezza.

Il legame con la metodologia 5S

Il Visual Management rappresenta uno degli strumenti fondamentali della metodologia Lean e delle 5S.

Dopo aver organizzato e standardizzato l’ambiente di lavoro, diventa essenziale mantenere visibili gli standard raggiunti.

Per questo motivo troviamo frequentemente:

  • sagome per utensili;
  • codifiche colore;
  • indicatori di conformità;
  • checklist visuali;
  • pannelli di monitoraggio.

L’obiettivo è trasformare l’ordine in una condizione facilmente mantenibile nel tempo.

Visual Management e sicurezza

Uno degli aspetti più importanti riguarda la sicurezza sul lavoro.

Una segnaletica efficace consente di:

  • ridurre i comportamenti pericolosi;
  • separare persone e mezzi;
  • evidenziare le aree di rischio;
  • migliorare la gestione delle emergenze.

In molte aziende gli investimenti in sistemi visuali producono risultati immediati nella riduzione dei near miss e degli incidenti.

Quanto vale economicamente il Visual Management?

Molti imprenditori considerano la comunicazione visiva un aspetto secondario.

In realtà una buona progettazione può generare benefici economici significativi:

  • riduzione dei tempi di ricerca;
  • diminuzione degli errori;
  • minori costi di formazione;
  • maggiore produttività;
  • migliore qualità;
  • riduzione degli incidenti.

Spesso piccoli interventi visuali consentono di ottenere miglioramenti misurabili già dopo poche settimane.

Il futuro della gestione visiva

Oggi il Visual Management sta evolvendo grazie alla digitalizzazione.

Sempre più aziende utilizzano:

  • dashboard digitali;
  • monitor di reparto;
  • sistemi Andon elettronici;
  • KPI in tempo reale;
  • strumenti di realtà aumentata.

Tuttavia il principio resta invariato: rendere immediatamente comprensibile ciò che accade.

La tecnologia non sostituisce il Visual Management, ma ne amplifica l’efficacia.

Conclusioni

Il consulente di Visual Management non si occupa semplicemente di cartelli, colori o segnaletica. Il suo vero compito è rendere visibile il funzionamento dell’azienda.

Quando un’organizzazione riesce a comunicare attraverso l’ambiente di lavoro, le persone commettono meno errori, lavorano in maggiore sicurezza e prendono decisioni più rapide.

In un mondo sempre più complesso, la capacità di rendere semplici e immediate le informazioni rappresenta un vantaggio competitivo che poche aziende possono permettersi di ignorare.

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Il nemico invisibile nei magazzini: come la Visuality elimina sprechi e caos operativo

Il nemico invisibile nei magazzini: l’informazione che manca e il potere della Visuality

Perché nei magazzini si continua a perdere tempo anche quando “sembra tutto sotto controllo”

Nel mondo della logistica moderna siamo circondati da dati, software, dashboard, KPI, report e sistemi WMS sempre più sofisticati. Eppure, entrando in molti magazzini italiani, si assiste ancora alle stesse scene:

  • operatori che chiedono continuamente informazioni;
  • responsabili interrotti decine di volte al giorno;
  • pallet posizionati nei punti sbagliati;
  • attrezzature cercate per minuti interminabili;
  • dubbi sulle priorità operative;
  • errori di picking;
  • tempi morti nascosti.

Il problema spesso non è la mancanza di tecnologia.
Il vero problema è la mancanza di informazioni immediatamente disponibili nel punto esatto in cui servono.

È questo il concetto centrale espresso da Gwendolyn Galsworth, una delle massime esperte mondiali di workplace visuality e visual management, nel suo articolo “The Invisible Enemy: Where Visual Devices Come From”.

Secondo questa corrente di pensiero, il nemico invisibile delle organizzazioni è rappresentato dagli “information deficits”, cioè dai deficit informativi: tutte quelle situazioni in cui una persona deve fermarsi, chiedere, interpretare, cercare o aspettare prima di poter lavorare correttamente.

E qui nasce il vero spreco.


Il movimento inutile nasce quasi sempre da informazioni mancanti

Nella Lean Manufacturing siamo abituati a parlare di sprechi fisici:
movimenti inutili, trasporti, attese, rilavorazioni.

La Visuality aggiunge però un concetto molto più profondo:
molti sprechi fisici nascono prima di tutto da sprechi cognitivi.

Un operatore si muove inutilmente perché non sa dove si trova un materiale.
Un carrellista perde tempo perché il layout non comunica chiaramente le priorità.
Un team leader viene interrotto continuamente perché il reparto non “parla da solo”.

In pratica:
quando il posto di lavoro non comunica visivamente, le persone sono costrette a compensare attraverso continue domande, controlli e verifiche.

Ed è qui che entra in gioco il visual management.


Che cos’è davvero il Visual Management

Molte aziende credono che il visual management significhi appendere qualche cartello o installare monitor con i KPI.

In realtà il concetto è molto più ampio.

La workplace visuality, sviluppata e codificata da Gwendolyn Galsworth in oltre trent’anni di studi e implementazioni, punta a trasformare il luogo di lavoro in un ambiente capace di comunicare autonomamente.

L’obiettivo finale è semplice ma potentissimo:

creare un ambiente che renda immediatamente visibile:

  • cosa fare;
  • dove farlo;
  • quando farlo;
  • come farlo;
  • cosa è corretto;
  • cosa è anomalo.

Quando questo accade, il lavoro scorre con meno attriti, meno stress e meno dipendenza dalle persone chiave.


Il magazzino deve parlare

Pensiamo alle strade.

Milioni di automobili si muovono ogni giorno senza bisogno di fermarsi continuamente a chiedere istruzioni. Questo accade perché l’ambiente comunica:

  • linee;
  • simboli;
  • colori;
  • segnali;
  • precedenze;
  • corsie;
  • limiti.

La strada “parla”.

In molti magazzini invece il posto di lavoro è silenzioso.
Non comunica.
E quindi le persone devono continuamente interpretare.

Un magazzino veramente visuale dovrebbe invece consentire a chiunque di capire immediatamente:

  • dove posizionare un pallet;
  • quali ordini sono prioritari;
  • quali aree sono sature;
  • quali materiali mancano;
  • dove si trovano strumenti e attrezzature;
  • quale attività è standard e quale è anomala.

Cartelli, standard e dispositivi visuali: non sono la stessa cosa

Uno degli aspetti più interessanti della teoria della Visuality è la distinzione tra diversi livelli di comunicazione visiva.

1. Visual Standard

Mostra cosa dovrebbe essere fatto.

Esempio:
un cartello con scritto “Posizionare qui il pallet”.

2. Visual Control

Aiuta a capire rapidamente se qualcosa è corretto o sbagliato.

Esempio:
un’area delimitata con colori e indicatori di saturazione.

3. Visual Device

È il livello più evoluto.

L’informazione viene incorporata direttamente nel processo fisico, rendendo quasi impossibile sbagliare.

Esempio:
una struttura che permette il posizionamento corretto del pallet in un solo modo possibile.

Qui il sistema non si limita a “consigliare”.
Guida il comportamento operativo.


La differenza tra aziende ordinate e aziende realmente visuali

Molte aziende fanno 5S ma si fermano all’estetica.

Pulizia, etichette, colori.

La Visuality invece va oltre.
Non punta solo all’ordine, ma alla riduzione sistematica delle domande inutili.

La vera domanda da porsi non è:
“Il reparto è ordinato?”

Ma:

“Quante informazioni mancano ancora agli operatori per lavorare senza interruzioni?”

Quando questa mentalità entra in azienda, cambia completamente il modo di progettare:

  • layout;
  • scaffalature;
  • segnaletica;
  • flussi;
  • aree di staging;
  • strumenti digitali;
  • dashboard operative.

Perché questo tema sarà sempre più importante

Oggi si parla continuamente di intelligenza artificiale, automazione e digitalizzazione. Tuttavia molte aziende convivono ancora con problemi elementari di comunicazione operativa.

Ed è paradossale:
si investono centinaia di migliaia di euro in software sofisticati mentre gli operatori continuano a chiedere:
“Dove va questo pallet?”

La competitività futura non dipenderà solo dalla tecnologia, ma dalla capacità di creare ambienti di lavoro:

  • autoesplicativi;
  • intuitivi;
  • leggibili;
  • immediatamente comprensibili.

In altre parole:
ambienti che parlano.


Conclusioni

La workplace visuality non è una moda estetica e non è semplicemente “mettere cartelli”.

È una filosofia organizzativa che punta a eliminare il nemico invisibile delle aziende: le informazioni mancanti.

Quando un magazzino comunica chiaramente:

  • diminuiscono gli errori;
  • diminuisce lo stress;
  • aumentano velocità e autonomia;
  • si riducono le interruzioni;
  • migliora il clima operativo.

E soprattutto le persone possono finalmente concentrarsi sul lavoro che crea valore, invece di perdere energie a cercare continuamente risposte.

Più informazioni sull’autrice Gwendolyn Galsworth

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OJT nella logistica: perché non funziona più e come standardizzare la formazione operativa

📦 Perché l’OJT tradizionale non funziona più (e cosa stanno facendo le aziende più evolute)

Negli ultimi anni, molte aziende manifatturiere e logistiche stanno affrontando un problema sempre più evidente:
la formazione operativa non funziona più come una volta.

Il metodo più diffuso, il cosiddetto OJT (On-the-Job Training), cioè l’affiancamento diretto tra operatore esperto e nuovo assunto, mostra oggi tutti i suoi limiti.

E non è un problema teorico.
È un problema che impatta direttamente su:

  • produttività
  • qualità
  • tempi
  • costi

Vediamo perché.


⚠️ I limiti nascosti dell’OJT tradizionale

Il modello classico è semplice:
“Guarda come faccio e poi fallo anche tu.”

Ma nella realtà succede questo:

  • ogni operatore spiega a modo suo
  • le informazioni non sono complete
  • i passaggi non sono standardizzati
  • gli errori si tramandano
  • i tempi di apprendimento sono lunghi

👉 Il risultato?

Una formazione:

  • lenta
  • costosa
  • non replicabile
  • dipendente dalle persone

In altre parole: non è un sistema industriale.


🌍 Il problema aumenta con il contesto attuale

Oggi la situazione è ancora più complessa:

  • alta rotazione del personale
  • difficoltà nel trovare operatori qualificati
  • presenza di lavoratori stranieri
  • necessità di flessibilità e multi-skill

👉 L’OJT tradizionale, da solo, non è più sufficiente.


🚀 Cosa fanno le aziende più avanzate

Alcune aziende, soprattutto in ambito manifatturiero avanzato, stanno cambiando approccio.

Non stanno “migliorando l’OJT”.

👉 Lo stanno trasformando in un sistema standardizzato.

Come?

1. Standardizzazione delle operazioni

Ogni attività viene:

  • analizzata
  • scomposta
  • documentata

👉 Si crea uno standard operativo chiaro


2. Supporto visivo (video e immagini)

Le istruzioni non sono più solo verbali.

Vengono utilizzati:

  • video brevi
  • immagini
  • sequenze operative

👉 Questo riduce drasticamente gli errori di interpretazione


3. Accesso immediato alle istruzioni

Gli operatori possono consultare i contenuti:

  • direttamente in reparto
  • tramite smartphone o tablet

👉 La formazione diventa continua, non più solo iniziale


4. Riduzione della dipendenza dalle persone

La conoscenza:

  • non è più nella testa di qualcuno
  • ma dentro un sistema accessibile

👉 Questo è il vero salto di qualità


📊 I risultati (quando il sistema è fatto bene)

Le aziende che adottano questo approccio ottengono:

  • riduzione drastica dei tempi di formazione
  • maggiore qualità operativa
  • meno errori
  • maggiore autonomia degli operatori
  • più facilità nella gestione del personale straniero
  • aumento della flessibilità (multi-mansione)

👉 In molti casi, i tempi di apprendimento si riducono anche fino al 70–90%


🧠 Attenzione: non è (solo) tecnologia

L’errore più comune è pensare che la soluzione sia:

“Facciamo dei video”

No.

👉 Il punto centrale è un altro:

la standardizzazione del lavoro

I video sono solo uno strumento.

Senza uno standard chiaro:

  • il video diventa confusione registrata
  • l’errore viene semplicemente duplicato

🔧 Il vero approccio corretto

Per ottenere risultati concreti, serve un percorso strutturato:

  1. Analisi dei processi
  2. Definizione degli standard operativi
  3. Semplificazione delle attività
  4. Creazione di supporti visivi
  5. Implementazione nel lavoro quotidiano

👉 Questo è Lean applicato alla formazione


🎯 Perché questo tema è strategico oggi

Standardizzare la formazione significa:

  • ridurre lo stress organizzativo
  • diminuire la dipendenza da singole persone
  • migliorare la qualità senza aumentare i controlli
  • rendere l’azienda più stabile e scalabile

👉 In poche parole:
passare da un sistema fragile a un sistema industriale


📣 Conclusione

L’OJT tradizionale non va eliminato.

Va evoluto.

Le aziende che lo stanno facendo non stanno solo formando meglio le persone.

👉 Stanno costruendo un vantaggio competitivo.


📩 Se vuoi fare questo passo

Se sei interessato a come standardizzare la tua formazione e renderla più efficace, riducendo tempi, errori e costi:

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Perché è difficile implementare le 5S e perché ci sono resistenze

Perché è difficile implementare le 5S e perché ci sono resistenze

Aspettati tutte le resistenze possibili e immaginabili. Cambiare è scomodo per tutti.

Dimmi se conosci un consulente che non abbia mai incontrato resistenze nel’applicare le 5S: se lo conosci presentamelo.

Tutte le aziende che vogliono introdurre le 5S incontrano resistenze.

Possiamo classificarle seguendo in parte i 12 tipi di Hiroyuki Hirano e aggiungendone qualche altra. Ecco le principali resistenze ed obiezioni.

1 Cosa c’e di così grande nel separare e ordinare ?

Frasi del tipo ‘perché enfatizzi questa tecnica 5s quando è normale ordinare?’, oppure ‘Perché ci tratti come bambini che devono mettere in ordine la loro camera?’ e ancora ‘ io ordino sempre , non ho bisogno di qualcuno che me lo ricordi’.

La prima cosa da fare è quindi cercare di eliminare l’umiliazione che si potrebbe creare con il personale quando pensano di essere trattati come bambini. Si deve spiegare con calma il perché e rendere la tecnica oggettiva e non personale.

2 Perché io che sono il direttore dovrei anche occuparmi di 5s?

3 Mi sembra stupido pulire se poi si sporca di nuovo!

Frasi del tipo ‘ho cose più importanti da fare’, oppure ‘delegherò qualcuno che se ne occupi’, sono sempre all’ordine del giorno tra i direttori, presidenti e amministratori delegati. Delegare si può fare, ma occorre comunque un impegno in prima persona perché implementare le 5s è quasi impossibile senza il loro appoggio continuo.

E’ normale , mi dicono, che in una fabbrica sia sporco. E’ inutile pulire se poi domani dovremo farlo di nuovo, ripetono all’unisono. L’atteggiamento è ovviamente da cambiare perché è obbligatorio nelle 5s mantenere le condizioni e da lì partire per migliorare. L’accettanza delle condizioni di sporco e del disordine sul luogo di lavoro deve essere eliminata.

4 Pulire e mettere in ordine è improduttivo

Sì lo so, è la prima cosa che uno pensa. Pulire non aumenta la produttività.

Le obiezioni del tipo ‘il mio lavoro è fare prodotti, non è pulire’ oppure ‘io posso anche pulire, ma chiè poi che farà il mio lavoro?’ sono molto comuni. Pensare invece che le 5s dovrebbero essere parte integrante del mansionario è normale se vuoi cambiare la mentalità aziendale.

Aggiungo inoltre che in generale nelle aziende la persona che si muove molto , che suda, che è sporca è sinonimo nella nostra cultura di ‘produttività’ e di ‘gran lavoratore’. Gli studiosi ci dicono che muoversi e sudare è normale in una palestra, ma in ottica Lean il movimento è spreco e si dovrebbe capire bene la differenza tra ‘muoversi’ e ‘lavorare’. Adoro per questo il termine che Gwendalyn Galsworth utilizza e cioè ‘Motion: muoversi senza lavorare’.

La stessa cosa avviene negli uffici: cataste disordinate di documenti da lavorare sono sinonimo di produttività e di persona indaffarata, mentre una scrivania ordinata pulita è sinonimo di persona che non ha nulla da fare.

Ricordiamoci però che in ottica Lean, la sovraproduzione è la ‘madre’ di tutti gli sprechi.

5 Perché occuparci del pulire? Non mi sembra così prioritario, anzi banale…

Nessuno addetto vorrebbe lavorare in un ambiente sporco, ma in molti casi è così. A volte sono proprio i caporeparti, mid-managers, capo turni, responsabili di team a volerlo: ma, se amano lavorare in un ambiente disordinato, finiranno con avere un team di lavoro disordinato ed indisciplinato. Il nostro obiettivo invece è eliminare l’indifferenza alla 5S dei nostri manager: se trattano ordine e pulizia in maniera banale, banalizzano anche la produttività e l’efficienza dell’azienda.

6 Abbiamo già un programma di pulizia e ordne

‘Teniamo le corsie sgombre, e le postazioni ordinate. Anche in ufficio.

Così mi disse un manager una volta. E’ vero, lo facevano veramente, ma in che maniera ? Sistematica ? Puntuale? No: in maniera superficiale e saltuaria. Così come si fa la pulizia della caserma il giorno prima della visita del generale il quale abbagliato dallo scintillare esclamerà convinto ‘Questo si che è ordine. Complimenti a tutti!’. Ed il gioco è fatto. Ma poi ti sentirai un pochino con la coscienza sporca!

5S è invece un programma metodico e di costanza. Non ama l’improvvisazione, ma la programmazione.

7 Lo so che è disordine: ma io nel mio disordine trovo tutto!

E’ una capacità da supereroi sicuramente il trovare quel componente in mezzo a migliaia di componenti, ma lui è così: dotato di superpoteri. E poi tutte quelle cose in mezzo gli danno un senso di assicurazione sulla sua produttività.

Alcuni nel disordine si trovano benissimo, e se glielo fai notare ne fanno una questione personale: ‘lasciami in pace, io lavoro bene così’. Alcuni creano muri di materiali e componenti, così come pile di documenti a protezione della propria postazione di lavoro. Conoscevo un mio ex collega che si era creato un muro sulla scrivania con porta documenti alto ottanta cm a protezione della sua ‘privacy’ lavorativa.

Ovvio e inutile dire che era il suo ‘mondo’ dove mancavano standardizzazione e regole condivise. Lo scopo delle 5s è aprire quel vaso di Pandora e consentire che quei documenti ‘privati’ diventino accessibili a tutti.

Alcuni rifiutano di rendere accessibile documenti, materiale, files con la scusa che sono unici, importanti, delicati e che solo loro hanno l’autorità, capacità nel gestirli. Queste sono le persone che chiudono tutto a chiave, nascondono in posti inaccessibili le cose, e che a volte le portano pure a casa!

Non amo generalizzare, ma quando si parla di risorse umane, o ufficio progettazione, a volte è un po’ così.

8 Abbiamo già fatto le 5s: perché questo corso di formazione?

Queste persone intendono le 5s come il vaccino del vaiolo senza richiamo.

E non sono neanche gli integratori da prendere quando si è un po’ giù.

Sono invece le calorie, proteine, vitamine che ogni giorno l’organismo azienda deve assumere per garantirsi una sovravvivenza di lungo periodo.

E’ una buona abitudine che dobbiamo rendere parte della nostra vita lavorativa quotidiana.

Per tornare alla metafora del bagno o della doccia, quando mi dicono che hanno già fatto il corso 10 anni prima, io rispndo : “Hai percaso anche fatto l’ultimo bagno 10 anni fa?”.

9: 5s e i miglioramenti correlati sono riservati esclusivamente alla fabbrica.

In alcune aziende, mentre il personale addetto alla produzione implementa energicamente le 5S e altre misure di miglioramento e razionalizzazione, il personale amministrativo e commerciale afferma che tali misure non hanno nulla a che fare con il loro tipo di lavoro.

Non si rendono conto che consentire che documenti e promemoria invadano le scrivanie equivale a consentire che sporcizia e detriti da taglio invadano i pavimenti delle fabbriche. Ecco perché l’implementazione delle 5S deve essere un programma aziendale globale.

10. Siamo troppo occupati per dedicare tempo all’organizzazione e all’ordine.

In alcuni luoghi di lavoro, l’organizzazione e l’ordine sono le prime cose ignorate quando le cose si fanno frenetiche. Presto ci ritroviamo con attrezzi e strumenti lasciati fuori, pezzi e materiali ammucchiati in posti scomodi e olio e sporcizia che si accumulano sui macchinari e sui pavimenti. La scusa è sempre che “siamo troppo occupati per quello“. Queste persone sono troppo occupate per fare la doccia e lavarsi i denti? Quello che stanno dicendo in realtà è che non vogliono tenere il posto pulito e in ordine, e questa è la loro scusa. La verità è che le loro scuse non sono più valide del loro atteggiamento verso la pulizia.

11. Chi sono loro per dirmi cosa fare?

La maggior parte delle implementazioni 55 si scontrano con problemi di relazioni umane fin dall’inizio. Qualcuno potrebbe capire quanto siano importanti le 5S ma opporsi a ricevere ordini dalle persone che promuovono le 5S. Una volta che le relazioni umane si aggrovigliano, ci vuole molto tempo per appianarle. Di conseguenza, conviene formare team di promozione 5S con membri esperti nell’applicare le 5S alle relazioni umane.

Ecco perché come consulente prima di iniziare qualsiasi progetto di 5S creo sempre una squadra e chiedo la partecipazione attiva di direttori, capo reparti e figure di processo.

12. Non abbiamo bisogno dei 55. Stiamo facendo soldi, quindi lasciateci fare il nostro lavoro!

Può essere difficile implementare le 5S o altri programmi di miglioramento in aziende che sono attualmente redditizie. Se sottolinei che è più efficiente tenere a portata di mano solo una scatola di parti per ogni processo, probabilmente ti verrà risposto qualcosa del tipo “Sì, ma stiamo andando bene, e questo è il modo in cui ci piace farlo” oppure, ‘abbiamo margini tali da non pensare a questo tipo di sprechi’. In genere, queste persone non riescono a riconoscere quanti processi sono coinvolti nella realizzazione di un prodotto. Invece di enfatizzare la produttività dei singoli processi, dovremmo guardare prima al flusso di produzione complessivo. La produzione ha un ritmo, e questo ritmo si sconvolge quando i lavoratori si preoccupano solo dei loro singoli processi. Un ritmo scarso ha un impatto negativo sulla gestione dell’inventario e del trasporto, che alla fine crea più sprechi, come il tempo extra necessario per trovare determinati articoli. Consentendo agli operatori di fare le cose a modo loro, concediamo un tipo di libertà egoistica che danneggia tutti a lungo termine.

Riepilogando

Questi tipi di resistenza si verificano in ogni fabbrica nelle prime fasi dell’implementazione delle 5S.

Se ignoriamo tale resistenza e andiamo avanti con l’implementazione delle 5S, il risultato sarà probabilmente niente di più che miglioramenti superficiali. Invece, dobbiamo far sì che tutti capiscano veramente quanto siano necessarie le 5S, incorporando l’implementazione delle 5S nelle attività di miglioramento continuo.

Ecco come gettare solide basi per un miglioramento generale.

Ecco perché è difficile implementare le 5S e perché ci sono resistenze


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Tulips è il primo supermercato on line puro in Italia

E’ a Cesena Tulips che propone gli stessi prodotti di un supermercato tradizionale, focalizzato principalmente sui freschi e super freschi. Presta inoltre particolare attenzione al cibo locale e di qualità

di Davide Lega (*)

Il tulipano è il nome di un genere delle Liliacee comprendente specie bulbose che possono raggiungere i 50 centrimetri di altezza. Questo fiore rappresenta il vero amore, e per questo motivo è perfetto da regalare al proprio partner o per fare una dichiarazione d’amore.

Ora non so se il fondatore di TulipsEnrico Martini, intendesse questo sentimento d’amore verso i propri clienti quando ha fondato l’azienda Tulips, ma questo è quello che ho percepito io come cliente, quando ho sperimentato il servizio, cioè un approccio molto orientato al cliente e alla sua completa soddisfazione.

Perché lo posso dire? Sappiate che a me piace toccare le cose di persona e quando Enrico Martini ha concordato l’appuntamento per l’intervista nella sua sede di Cesena, mi sono detto, ‘adesso faccio un ordine lo ritiro di persona e testo così Tulips’ su (https://www.tulipsmarket.com/).

Sì perché questo Tulips proclama: ‘Basta collegarsi al sito web www.tulipsmarket.com e ordinare i vari prodotti.

 Una volta ottenuto l’ordine il cliente può:

  • ricevere la spesa direttamente a casa in sole tre ore;
  • oppure passare a ritirarla presso i nostri magazzini.

Tutti i giorni! Dal lunedì al sabato – dalle ore 8 alle ore 21.’

 Così sono andato a verificare.

Cosa Tulips è. Andiamo con ordine

Tulips è una catena di supermercati online e nasce a Cesena nel 2016, ed è organizzata secondo la logica dei Dark Store o magazzini indipendenti e non accessibili al pubblico dove la merce di proprietà viene stoccata e i clienti che possono acquistare solo online attraverso la piattaforma web.

Enrico Martini ceo Tulips

Il fondatore è Enrico Martini classe ’91 e cesenate DOC, e l’idea nasce il 13 dicembre 2016 nella soffitta di casa sua insieme ad altri compagni. Laurea in management all’Università Luigi Bocconi, dopo diverse esperienze di studio e lavoro all’estero ritorna in Italia per fondare la startup nella sua città natale.

La mission di Tulips secondo Martini è chiara: semplificare la vita delle persone offrendo loro un servizio di spesa più completo e comodo rispetto al supermercato tradizionale.

Mission raggiunta. Tulips è la prima catena di supermercati online d’Italia

Racconta Enrico Martini: “La nostra logica di sviluppo è basata sui MAGAZZINI di prossimità ad alto contenuto tecnologico in cui stocchiamo i prodotti, pronti a essere acquistati online dai clienti. Attualmente i nostri magazzini sono presenti e attivi nelle province di Forlì-Cesena, Rimini, Ravenna e Bologna. Non solo abbiamo le stesse referenze di un supermercato tradizionale (7000 in costante aumento), ci distinguiamo anche per i nostri prodotti freschi e super freschi”.

L’idea è piaciuta subito al mondo imprenditoriale che ha riconosciuto diversi finanziamenti all’innovativa startup romagnola, che ora può contare su una base finanziaria tale da potere acquisire nuova tecnologia come i nuovi Modula, magazzini verticali super efficienti, che presto doteranno tutti i dark store di Tulips.

Non solo: Tulips per l’innovativa idea manageriale ha già avuto numerosi riconoscimenti: tra gli altri, Martini ha ricevuto il «Paul Harris Fellow» durante la premiazione online tenuta dal Rotary Club di Cesena.

Il premio è stato conferito in virtù di quella che è stata definita: ‘’un’intuizione geniale portata avanti con forte determinazione’’. Ed è la stessa determinazione che ogni giorno spinge Tulips ad operare con tenacia e positività, sfidando le regole del mercato.

Tulips come funziona?

Tulips è il primo supermercato online puro d’Italia che propone gli stessi prodotti di un supermercato tradizionale, focalizzato principalmente sui freschi e super freschi. Presta inoltre particolare attenzione al cibo locale e di qualità. La consegna è gratuita per ordini superiori a 59 euro e avviene in sole tre ore dall’ordine per garantire la freschezza dei prodotti. Sarà vero? Bene, torno allora al mio test in occasione della intervista e racconto come è andata.

Al termine dell’intervista nella sede di Cesena, la mia spesa era lì che mi aspettava perfettamente preparata.

Non mi sono fatto mancare niente: ho voluto provare anche la gastronomia e devo dire che a pranzo ho gustato con grande soddisfazione le verdure gratinate (buonissime e convenientissime) che il reparto dedicato aveva preparato.

tulips gastronomia

Ho voluto testare anche il reparto dei freschi e devo dire che sono rimasto stupito per la cura e il confezionamento della spesa nelle apposite buste salvafreschezza brandizzate Tulips.

Non contento del primo test e ritiro nella sede, ho voluto testare anche la consegna a domicilio.

Bene: la sera stessa ho riordinato per la consegna del giorno dopo, in finestra mattutina 8-9.

Per testare al meglio il servizio ho chiesto la consegna da Ravenna su Faenza e ho inviato l’ordine in tarda serata.

Ho fatto tutti gli “stress test” possibili, ma Tulips ha superato molto bene la prova, consegnando i prodotti perfettamente confezionati e di qualità (freschi, gastronomia, generi vari) esattamente nella finestra oraria concordata.

buste salvafreschezza Tulips

Non contento, ho simulato anche che un prodotto ricevuto non fosse conforme (e non me ne voglia Martini) per testare al meglio il servizio assistenza.

Devo dire che sono rimasto veramente impressionato quando, dopo pochi minuti, sono stato contattato dal servizio post vendita di Tulips che ha preso in carico subito e con mia soddisfazione la richiesta. Insomma più di così non potevo ottenere.

Sono molto contento che Tulips offra un servizio di qualità e ancora più compiaciuto che sia nato qui in Romagna.

Il mondo del Quick Commerce ha importanti competitor come Gorillas, Deliveroo, Delivery Hero, Macai, Glovo, Getir, ma sapete cosa mi piace di Tulips? Il fatto che voglia crescere in maniera solida e senza fretta offrendo un servizio e prodotti di qualità.

Per questo penso che investirò anche io in Tulips. Come?

Dopo il successo della prima campagna su CrowdFundMe (300.000 euro da 198 investitori nel 2020) Tulips si è aperto nuovamente all’Equity Crowdfunding. E si presenta con numeri in netta crescita, a partire dal fatturato di circa 5.000.000 di euro nel 2021 (+84% su base annua), con oltre 32.000 clienti serviti, quasi 2 milioni di prodotti spediti in un anno e scontrino medio da più di 75 euro. Questo è il mio suggerimento personale. Lascio il link utile:

https://www.crowdfundme.it/projects/tulips-2/

E buona spesa con Tulips !

Per altre informazioni, di seguito, i principali link dell’attività.

https://www.instagram.com/tulips_market/

https://www.facebook.com/TulipsOnlineMarket

https://t.me/tulipsmrkt

https://www.linkedin.com/company/tulips-spa/

davide lega e libro

Davide Lega 

(*) Consulente e formatore aziendale nel campo della Logistica e Lean Manufacturing 4.0. Lega è autore di libri e manuali tecnici e collabora con scuole, agenzie interinali, agenzie di intermediazione nella formazione.  Ha scritto una trilogia di volumi dedicati “Manuale del magazziniere”. Una collana per complessive 550 pagine tecnico-informative. Di recente, Davide Lega ha dato alle stampe una nuova pubblicazione tecnica sul “DDT, documento di trasporto”. Si tratta di una guida completa e aggiornata dedicata a questo argomento: 352 pagine, formato 16×23 cm. Tutti i volumi sono in vendita su Amazon, Ibs Feltrinelli e direttamente dal sito dell’autore davidelega.com   dove è possibile ricevere ulteriori informazioni sull’autore 

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Flusso, flusso !

Serramazzoni luglio settembre 2019

Si è concluso felicemente il corso di 3 mesi presso una nota azienda produttrice di cablaggi per il settore automotive per le principali marche italiane. Grazie ad Isabella di Zenit formazione  per il supporto.

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Il tema ha sviluppato il tema del flusso tracciando da prima una bellissima spaghetti chart dell’azienda passando poi alla tematica dell’identificazione di attrezzature e prodotti spazi per arrivare poi alla revisione dei documenti di trasporto aziendali.  chiaramente non è mancata una rivisitazione in chiave Lean 5S degli spazi che ha portato esercizi pratici in azienda.

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Un ringraziamento particolare a tutti i membri del team e cioè Rossella Anna Luca e Paolo.

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Antica Foma, Una azienda in gamba !

Nonantola, 11 ottobre 2018

Concluso il percorso formativo organizzato come al solito con estrema efficienza da Zenit Formazione di Formigine (grazie Andrea !),

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presso l’ottima azienda Antica Foma di Nonantola di cui al sito web:

Antica Foma

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Il corso ha analizzato le tematiche della contabilità di magazzino, delle tecniche ABC nell’ambito della definizione delle priorità di prodotto e zona e cliente.

Ho avuto il piacere di essere ospite di una famiglia molto in gamba che con pazienza ha ascoltato i miei consigli per migliorare ulteriormente una gestione già di per sé molto efficiente.

Un in bocca al lupo a tutti, Marika, Simone, Matteo, Stefano e Simone.

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