Visual, Visuality, Visual Management, Visual Factory (ITA-ENG)

Seiri, sgomberare: Individuare le cose inutili e liberarsene

Seiri, sgomberare: Individuare le cose inutili e liberarsene

L’approccio

Oggi parliamo di Seiri, sgomberare: Individuare le cose inutili e liberarsene

Di solito, quando dico che il mio lavoro consiste a volte nel dare lezioni di riordino, tutti spalancano gli occhi per la sorpresa: «Esiste un lavoro del genere?», oppure: «Il riordino è una cosa che si studia?». Indubbiamente, e tutto parte come sapete dla primo passo delle 5S Seiri, Sgomberare.

I segnali del disordine, delle cose non utili e i loro posti

Quando entro in un azienda ci sono segnali che noto facilmente e che indicano il grado di disordine. Questi segnali sono relativi allo scarso utilizzo di spazi ed attrezzature. In questi spazi e attrezzature si raccolgono oggetti di cui nessuno ha veramente bisogno. Credimi, osservarli è come avere già il quadro generale dello stato di salute dell’ordine e dell’organizzazione dellazienda: sono vere e proprie cartine di tornasole del tipo di gestione manageriale con cui dovrò avere a che fare.

E’ un lungo e penoso elenco di spazi e posti male utilizzati: iniziamo.

Ci sono molti posti in cui le cose che nessuno usa e di cui nessuno ha bisogno sembrano accumularsi.

Scaffali e armadietti

In qualche modo, sul retro degli scaffali e degli armadietti sembra accumularsi roba che nessuno usa mai, quella in eccesso e quella rotta.

Troverai anche molte cose di cui non hai bisogno sugli scaffali più in alto o più in basso

A volte potresti anche trovare scatole contenenti effetti personali.

Cassetti

Non sto parlando dei cassetti in generale, ma del retro o del fondo dei cassetti, che sembrano raccogliere tutti quei piccoli attrezzi o componenti che oramai nessuno usa più. Parti dimenticate, oggetti rotti, oggetti in sovrappiù. All’atto dell’esame scatta invaribilmente da parte del magazziniere la stessa identica frase che riecheggia nelle mie orecchia da ormai più di venti anni: “Eccoli dove erano! Quanto li ho cercati!”.

Negli uffici accadde la stessa cosa e le cassettiere si riempiono degli oggetti personali più disparati.

Ripiani

Dedicheremo un capitolo a parte sul riordino dei ripani quando parleremo dei contenitori e del concetto di selettività, ma sicuramente le parti alte e le parti a terra dei ripiani sono dei luoghi in cui è facile notare oggetti che stazionano imperterriti da anni e a cui nessuno ormai fa più caso: ovvio che non ti servono.

A volte questi cassetti e ripiani li definisco, ‘Cassetti o ripiani di spazzatura’.

Inutile dire che faresti meglio a buttare via tutto.

I prigioneri

Con questo termine indico tutto quello che è tenuto sotto chiave, sia in contenitori, cassetti, armadi, e stanze. Più prigionieri ha l’azienda e più regna il disordine e le confusione.

Perché si fanno i prigionieri? I motivi sono molteplici: il collega non si fida di nessuno e tiene sottochiave i suoi attrezzi, il titolare non si fida dei dipendenti e teme i furti, il titolare, non si fida della gestione dei compnenti e chiude le cassettiere con le attrezzature costose. Più di una volta mi è successo di trovare lucchetti anche ai magazzini di componenti: alla mia domanda al titolare su come potevano gestire il flusso in velocità in caso di riformimento alle linee la risposta è stata: “siamo veloci lo stesso!”. Il titolare fa finta di nulla perché l’unica maniera nella sua azienda di non creare confusione è tenere tutto sotto chiave. In un caso specifico ho riscontrato che era vero, il magazzino era rimasto in ordine, come cristalizzato, tutto come era stato posto all’origine. Solo un piccolo particolare: all’esterno di quel magazzino se ne era creato un altro per la gestione quotidiana, completamente disordinato!

Zone di passaggio

Appoggiare pallet nei corridoi di passaggio non si dovrebbe fare, ma è proprio lì che c’è spazio e per pigrizia e scarso ordine diventa il posto pù conveniente. In verità sappiamo che i corridoi a maggior transito debbono essere lasciati completamente liberi anche per questioni di sicurezza. Allora i corridoi laterali e i corridoi vicini al muro diventano il posto perfetto per appoggiare di tutto e dimenticarsi di quegli oggetti.

Accanto ai corridoi, tra i corridoi e i muri, e soprattutto nei corridoi poco utilizzati, è lì che ci sono anche posti comodi dove le persone possono riporre le cose e dimenticarle. Facile no?

Angoli

Come la polvere, le cose di cui non hai bisogno sembrano accumularsi negli angoli.

Le mie foto preferite sono quelle degli angoli. Negli angoli trovi di solito gli oggetti che per fretta e cattiva volontà appoggi.

Ogni angolo  è buono: sembrano calamite per gli oggetti da buttare.

A volte l’angolo è ottimo per gli oggetti in verticale. Sai benissimo che non devi mai andare oltre i due metri in alterzza per evitare problemi di sicurezza. Uno degli angoli in cui si accumula materiale è quello legato all’esistenza di un pilastro in cemento armato. Di solito li, in quei pochi centimetri quadrati, si accumula materiale in verticale ed è proprio li che intervengo con la segnaletica orizzontale di colore bianco-rosso, dopo avere fatto rimuovere tutto (ovviamente).

Sottoscala

La contestazione che mi fanno sempre quando faccio notare che c’è materiale vetusto nel sottoscala, è che “lì non dà fastidio a nessuno!”. Vero, però a me lo dà e anche molto!

In verità dà fastidio al concetto di ‘Utile’. Rimuovilo e più che probabilmente, buttalo.

La verità è che i sotto scala sono posti nascosti e bui e difficili da pulire.

Così l’unica maniera per tenerli puliti è sgomberare e apporre appunto segnaletica orizzontale di colore bianco-rosso, che indica che li non dovrai più mettere nulla.

Caso diverso è se il sottoscala è sufficientemente alto da potere riporre, ad esempio, un attrezzatura come una lava pavimenti. In questo caso apporrai la dovuta segnaletica orizzontale di colore bianco e ovviamente dovrai tenere in ordine.

Pavimenti, fosse e tramezzi

Le cose cadono o vengono appoggiate sul pavimento per vari motivi, e poi rimangono lì. Ci sono materiali, lavori in corso, parti difettose, infissi e quasi tutto il resto lì sotto.

Perfino gli utensili vengono lasciati cadere e non vengono mai più raccolti.

Il pavimento è il primo livello di pulizia nel passo dello sgomberare, mentre è l’ultimo nel passo del pulire.

Componenti e parti in lavorazione.

E’ normale quando mi avvicino a un macchinario scoprire che questo è pieno a volte di piccoli componenti lavorati o meno, caduti per terra, sotto il macchinario o addirittura dentro di esso. Posso parlare di componenti buoni o di scarto, è lo stesso, ed è fantastico notare la capacità che hanno questi piccole parti di infilarsi dappertutto. Sotto i carelli, o sotto attrezzature parcheggiate da tempo indefinito. Tutte queste parti rimaranno lì fino alla prossima pulizia superficiale dell’operatore che di solito, cinque minuti prima del fine turno, prende scopetta e paletta per dare una ripassatina generale e superficiale, evitando accuratamente, tutte le piccole parti che alla vista della scopetta corrono a nascondersi negli ancoli più bui e scuri.

Parti vecchie e a volte rotte, componenti che non si usano più, ma che resistono imperterrite ad ogni attacco della routine superficiale di pulizia.

Contenitori di parti

A proposito dei pezzi in lavorazione, io mi chiedo perché questi generano o figliano contenitori sporchi disordinati e semnpre pieni di componenti che non si usano più. Le parti non ripulite, vecchie e non utilizzabili vengono lasciate nel tempo nei contenitori, perché solo le buone vengono prelevate. Anno dopo anno lo strato delle parti non utili si accumulano e sembra quasi che si pensi che si possano macerare da sole e creare perché no una squisita salsa al formaggio. No. Devi solo ripulire il contenitore gettando tutto via senza pensieri, e riutilizzarlo per altri parti se necessario. Se non necessario elimina fisicamente quel contentore, perché devi sempre seguire la legge che se dai una possibilita allo sporco di riformarsi in un contenitore libero, questo certamente lo farà !

Ecco quindi che dietro angoli di macchinari emergono diversi contenitori simili per lo stesso uso, alcuni vecchi ammazzati, altri usurati e altri nuovi di zecca, come una piccola tribù alla quarta generazione.

Piccole parti , Maschere, cartamodelli, attrezzi, punte utensili e strumenti di misura.

Molto spesso ti accorgerai di avere scorte di queste cose in quantità maggiori del necessario, o addirittura di avere quelle rotte ancora in giro perché nessuno ha pensato di buttarle via.

Perché non butti una maschera o un cartamodello utilizzato per un prodotto, o per un cliente dieci anni fa? Perché o non ti ricordi di averla o perché quando di rendi conto di averla ti si insinua il dubbio che potrebbe in un futuro remoto servire e per questo motivo non la butti via.

Quante attrezzature unte bisunte e consunte si ammassano nei nostri cassetti e tavoli. Quanti strumenti di misurazioni inefficienti, o inutilizzabili, con display rovinati abbiamo comprato e a volte mai utilizzato. Non ti serviranno.

Butta tutto e non pensarci : non ne sentirai la mancanza.

Parti di emergenza

Il più delle volte, lo spazio di stoccaggio per le parti di emergenza è diventato l’ultimo rifugio per parti rotte, surplus e cose di cui nessuno avrà mai bisogno. Quando le persone rovistano nei bidoni per trovare qualcosa, tirano fuori quelle buone e lasciano quelle cattive. E nel corso degli anni si sviluppano interi bidoni di parti cattive. Io le chiamo le Prigioni dei Reietti!

Monumenti , cioè i Macchinari, carrelli scaffali, banchi , appoggi e tutto quello che è ingombrante

Questa è una categoria che mi piace, che adoro.

Quando le 5S si fanno difficili da realizzare nello step del Seiso?

Quando incontriamo i monumenti.

Ti renderai conto che hai extra macchinari, carrelli, banchi, supporti, appoggi etc. Di conseguenza avrai extra tubazioni, condotte, cavi elettrici, impianti elettrici, interrutori, quadri da gestire, pulire manutenere etc.

Di conseguenza avrai accumulo di sporcizia, olio esausto su più strati mescolato a polvere di ferro, ragnatele solidificate e collanti di ogni tipo da scrostrare .

Questi monumenti sono tali: grandi imponenti, occupano spazio, nascondono lo sporco in maniera eccelsa perché molte volte sono appoggiati ai muri e il retro di questi è paragonabile a un pancake che gronda di olio arancio traslucido maleodorante doove ovviamente non risuciamo a pulire.

Inutile dirti che mi concentro nel primo livello di sgombero proprio sui monumenti, quella scaffalatura inutile e ferma da anni, ma rifugio di ogni tipo di oggetto da anni, quel macchinario non più recuperabile, perché fermo da anni e senza pezzi di ricambio recuperabili, quei banchi di assemblaggio con i ripiani di legno consumati da generazioni di tarli di ogni classe animale.

Spostare, Togliere, subito! Dovè è il muletto?

Pareti e bacheche

Ci sono avvisi che hanno perso da tempo ogni rilevanza che avrebbero potuto avere. Ci sono note e programmi che sono diventati gialli con il tempo. Ci sono pezzi di carta che non significano più nulla. Ci sono tutti i tipi di cose affisse su muri e bacheche. Questo è tanto sgradevole e dispendioso quanto la spazzatura che si accumula lungo il muro .

Questo sia nei reparti che negli uffici.

Al di fuori

Guarda vicino alla recinzione. Guarda intorno all’esterno degli edifici. Guarda i tubi di scarico. Guarda le gronde e lungo i sentieri. Quanta spazzatura c’è? E puoi star certo che niente di ciò che c’è qui fuori servirà domani.

Magazzini e capannoni esterni

Lontani dagli occhi e dal cuore, questi luoghi tendono a trasformarsi in veri e propri cumuli di spazzatura.

In tutto questo, siate particolarmente scrupolosi e rigorosi riguardo a qualsiasi luogo esterno che abbia un coperchio o una serratura. Esploratelo, e sgomberatelo: se era lontano dagli occhi, era anche lontano dal cuore, e quindi non abbiate paura nel rimuovere le cose!

Ebbene pensi che non ci sia molto da fare nel primo passo Seiri?



Segui il mio blog

Tutti i miei libri su Amazon

Segui il mio sito DavideLega.com per i miei articoli sulla storia logistica, sulla tecnica 5S e Visual e per i racconti di ciò che faccio come docente e consulente in ambito logistico

Seguimi anche sul canale Youtube GazzettaLogistica

Follow My Blog

Buy my Books on Amazon!

Visit DavideLega.com for articles on logistical history, the 5S and Visual techniques, and insights into my work as a lecturer and consultant in the logistics field.

Also, follow me on YouTube at Gazzetta Logistica!

Visual, Visuality, Visual Management, Visual Factory (ITA-ENG)

History of 5S in Japanese Factories by Hide Oba

Presentazione

History of 5S in Japanese Factories by Hide Oba.

Proseguiamo la nostra serie di articoli sul tema del 5S.

Ho chiesto ad Hide Oba il permesso di pubblicare un suo articolo sulla storia delle 5S. Lui con piacere ha accettato e per questo lo ringrazio, e ha anche rivisto il suo articolo originale aggiungendo dettagli interessanti che non conoscevo.

Ti ricordo che questo canale infatti vuole proporre modi diversi di intendere le tecniche con pensieri da diversi autori di diverse nazionalità e culture che ci porteranno sicuramente una ventata di novità, idee e nuovi orizzonti di pensiero. Ti lasciamo qui il link al Blog.

Buona lettura“

__________________________

History of 5S in Japanese Factories by Hide Oba

5S” is an essential activity of the Toyota Production System.
“5S” means Seiri, Seiton, Seisou, Seiketsu, and Shituke. These Japanese words are used in
daily life. As they entered Japanese business, we started to collect them and treat them as one activity.
Today, there are many interpretations of 5S. This is understandable since the origin of 5S
activity is not a single source. Over time, it collected and integrated with many initiatives of those time. This article will follow the history of how 5S developed inside Japanese factories.

hide oba, 5S author
HIDE OBA


1 Early days: introduction of cleaning activities into factories

Japan faced a dilemma as it modernized and started introducing modern factories in the late 19th century. Employee morale was low, and discipline was poor. They smoked. Some peed on the factory floor. Muds and dirt were everywhere. People were late for work. Factories were suffering with diligence (I’m sure I destroyed some images of Japanese).
This was understandable to some degree. Many, especially in the textile industry, were working there to pay off the debt that their parents had incurred. They were “working” for 16 hours. Of course, the management side argued that people have to work long hours due to low morale.
But this was a fruitless dispute.
To overcome such a dilemma, new initiatives were taken. The employees were asked to clean the factory every day. Management allocates workers’ time and methods to accomplish such tasks. As things got cleaner, the morale went up. Nobody will pee on the floor when they know they have cleaned it later. People like Touichirou Araki, an efficiency consultant at that time, promoted such activities. The activity was more economical than hiring additional cleaning staff. As a result, these activities became the early phases of all employee participation movement. Another critical point was that the early days of “Scientific management” in Japan were led by Youichi Ueno, a psychologist who thought about employee mental health. Early adopters of “Scientific management” were influenced by Ueno and believed that clean conditions were better for the mental health and efficiency of the operators.
In Japan, there is a tradition of students cleaning the school even today. No government
mandates exist on this issue (According to the Ministry of Education). This tradition started because it was typical for students at “Terakoya,” an Edo samurai period school, which was open to all kids, to clean their classrooms. Most likely, this is an influence of Buddhism, which placed cleaning as part of their training. (“Terakoya” means small house at the temple.) Such tradition made it easy for the Japanese to introduce cleaning activities as part of their working life.
Seiri is often translated as “Sort.” But the meaning is slightly different. After the January 1,
2024 earthquake, a gentleman who lost his family said, “I can’t Seiri my feeling.” Here, he is not trying to sort or throw away his feelings. He is trying to say that he can’t logically organize or explain his feelings. Most of the 5S words have added more meaning than typical Japanese usage. The typical usage seems to be the baseline of understanding, yet it is ignored during translation.

_______________________________
2 Rise of “S” word activities

As these cleaning became part of daily business, independent “S” word events started.
We started seeing more events— like “Seisou” day or “Seiton” day. These activities were tied to “waste elimination【無駄省き; Muda Habuki】” and cost savings【節約; Setsuyaku】 way before Taiichi Ohno started the Toyota Production System. And they begin to see independent “S” combined into activities like “No Muda” week. Such a week begins with “Muda Search Day,” “Seisou Day,” and then “Seiton Day.” We begin to see the independent words combined in one activity.
Note here that I introduced another Japanese “S” word, “Setsuyaku,” but never in the part of 5S or whatever Ss. There is a simple rule. Cost savings are the objective, not the method. We should be distinguishing the two. The original introduction of these words was tied to cost reduction initiatives. Management expects cost savings through these “S” word activities, not just cleanness.
By the way, although we use the exact words, their meanings differ slightly from the current Toyota Production System. For example, in most cases, “Seiton” means to throw away unnecessary things around this time, but such a meaning is used for “Seiri” today. Both words have similar meanings in daily life. In fact, “Seiri-Seiton” is a single idiom, and they started using this term in preschool. As the 5S activity developed, we defined more specific meanings.
“Seiton” means to define a place to locate the material without waste.
Another important initiative is that “Public health” thinking proliferated in Japan around the same time. This thinking led to “Seiketsu” to keep everything clean. By connecting new
thinking with something we already have, the Japanese proliferate the concept fast. This
“Seiketsu” was explained in connection with Sinto, the Japanese religion. In Sinto, we must
purify ourselves before entering God’s area. Such episodes were tied to public health and
hygiene thinking when these were introduced from the West.

5s five steps, 5 passi del lean 5S
5S five steps

____________________________________________
3 Safety improvement activity called 3S

As we entered the 20th century, another topic became hot in Japan. Safety.
In mid-1910, Japan lost 6000 workers inside factories in a single year. This was unacceptable.
So, the Japanese started the “Safety First” activity by gaining influence from the example of US Steel. US Steel started the “Safety First, Quality Second, Productivity Third” initiative in the early 1900s. This movement reached Japan in the mid-1910. This movement began to connect the “S” activities. They started to call “Seiri,” “Seiton,” and “Seisou” as 3S and became the basics of safety. The 3S (Eventually 4S) became a massive movement to improve safety.
One important lesson the Japanese learned from US steel was that “Factory layout, machine allocation should be in sequence to avoid materials getting “tangled.” Early thought on a layout based on the work sequence is here.
Like many Japanese companies, Toyota first uses “3S” or “4S” in the safety movement. 4S
was introduced to improve safety. Toyota’s 75-year history shows that the 4S movement
started in 1961 as a safety improvement initiative.
So why safety is not part of 5S? Again, safety was the objective of introducing 4S. One is
objective, and the others are methods. Let’s not mix them.
In Japan, the fourth “S,” Seiketsu, has been explained to sustain the 3S since its introduction.
The last “S,” Shitsuke, means discipline. Seiketsu and Shinsuke were most likely added
through the safety improvement activities.

___________________________________________
4 What is the uniqueness of 5S in TPS?

The Toyota Production System, or Taiichi Ohno, shifted the meaning of 5S from safety to part of Kaizen. The uniqueness of 5S in TPS is that it has standardized work at its core.
Ohno’s Implementation of standardized work started in the late 40s to early 50s. Standardized work focuses on human work and its movements. Core thinking is that machine layout and material locations should follow the most efficient human work. It is not the other way around, which I have seen many behind the so-called “5S.” Also, in creating a standardized work, there is a step called “Work Seiri,” in which we must ensure that safety (and other things) is respected. “Time study” comes after such a step.
One crucial change behind the standardized work is that the meaning of waste (Muda) has
changed. Taiichi Ohno introduced “Over-production.” To control over-production, takt time was used to balance the work among processes, which is part of the standardized work. The meaning of 5S before and after defining over-production is entirely different. When overproduction is recognized as waste, 5S is a powerful tool to prevent and highlight the overproduction. It became the signal to emphasize or visualize over-production. Yet, when overproduction is not recognized as waste or promoted in many cases, 5S must be periodic deadstock cleaning activity, which costs the business. None of the 5S words are unique to TPS.
“Muda (Waste)” was also used before TPS. Yet, standardized work and over-production
change the meaning.
This also highlights that this connection between standardized work and 5S means that this became daily or, more importantly, cycle-by-cycle activity from periodic events. At the end of a cycle, if something goes wrong with the standardized work, 5S will be violated. Any violation of 5S should trigger problem-solving activity at that moment. That is the easiest time to understand the cause of the problem. The thinking behind the 5S was to make Kaizen easier, not additional work.
All 5S words are ubiquitous Japanese words used outside and inside factories for centuries. They are common; therefore, they function as slogans but have many interpretations. 5S has many roots, even from outside Japan. Understanding the background or the history helps us understand the meaning better. One thing is clear as we follow the history of the 5S. 5S has always been a method to accomplish the business needs of each era. There was always an objective that business leaders wanted to achieve, and 5S was the method they used to fulfill it. These were never disconnected, and they should remain so.
References;
Hiroyoshi Takagi, “5S 活 動 の 生 成 と 展 開” 経営論集 第16巻第1号 2006年 127~143頁
Shin Ohmori, “日本企業と掃除 5S活動生成と展開の歴史と手段重視型の経営” 日本経営学会誌
第 42号, p p.27-39, 2019

________________________________________________________

L’autore di History of 5S in Japanese Factories: Hide Oba

Con oltre 20 anni di esperienza nella consulenza sulla gestione delle operazioni, la mia passione è aiutare le aziende a raggiungere l’eccellenza operativa e la crescita sostenibile. La mia competenza principale è il Toyota Production System.

New York, Stati Uniti d’America

Vai al suo profilo Linkedin

Sito Web hmoperationsmanagement.com/ 

Di seguito la traduzione in italiano:

“5S” è un’attività essenziale del Sistema di Produzione Toyota. “5S” significa Seiri, Seiton, Seisou, Seiketsu e Shitsuke. Queste parole giapponesi sono usate nella vita quotidiana. Quando sono entrate nel mondo degli affari giapponesi, abbiamo iniziato a raccoglierle e trattarle come un’unica attività. Oggi, ci sono molte interpretazioni delle 5S.

Questo è comprensibile poiché l’origine dell’attività 5S non è una fonte unica.

Col tempo, si è raccolta e integrata con molte iniziative di quel periodo. Questo articolo seguirà la storia di come le 5S si sono sviluppate all’interno delle fabbriche giapponesi.

1. I primi giorni: introduzione delle attività di pulizia nelle fabbriche

Il Giappone affrontò un dilemma mentre si modernizzava e iniziava a introdurre fabbriche moderne alla fine del XIX secolo. Il morale dei dipendenti era basso e la disciplina era scarsa. Fumavano. Alcuni urinavano sul pavimento della fabbrica. Fango e sporcizia erano ovunque. La gente arrivava in ritardo al lavoro. Le fabbriche soffrivano di scarsa diligenza (sono sicuro di aver distrutto alcune immagini del Giappone).

Questo era comprensibile fino a un certo punto. Molti, soprattutto nell’industria tessile, lavoravano per pagare i debiti che i loro genitori avevano contratto. Lavoravano per 16 ore. Ovviamente, la gestione sosteneva che le persone dovessero lavorare molte ore a causa del basso morale. Ma questa era una disputa infruttuosa.

Per superare tale dilemma, furono prese nuove iniziative. I dipendenti furono invitati a pulire la fabbrica ogni giorno. La direzione allocava il tempo e i metodi dei lavoratori per svolgere tali compiti. Man mano che le cose diventavano più pulite, il morale aumentava. Nessuno urinerà sul pavimento sapendo di doverlo pulire successivamente.

Persone come Touichirou Araki, un consulente di efficienza dell’epoca, promossero tali attività. L’attività era più economica rispetto all’assunzione di personale aggiuntivo per le pulizie. Di conseguenza, queste attività divennero le prime fasi del movimento di partecipazione di tutti i dipendenti. Un altro punto critico fu che i primi giorni della “gestione scientifica” in Giappone furono guidati da Youichi Ueno, uno psicologo che pensava alla salute mentale dei dipendenti. I primi sostenitori della “gestione scientifica” furono influenzati da Ueno e credevano che condizioni pulite fossero migliori per la salute mentale e l’efficienza degli operatori.

In Giappone, c’è una tradizione di studenti che puliscono la scuola ancora oggi.

Non esistono mandati governativi su questa questione (secondo il Ministero dell’Istruzione). Questa tradizione iniziò perché era tipico per gli studenti del “Terakoya,” una scuola del periodo Edo aperta a tutti i bambini, pulire le loro aule.

Molto probabilmente, questa è un’influenza del Buddhismo, che prevedeva la pulizia come parte del loro addestramento. (“Terakoya” significa piccola casa nel tempio.) Tale tradizione ha reso facile per i giapponesi introdurre attività di pulizia come parte della loro vita lavorativa.

Seiri è spesso tradotto come “Ordina.” Ma il significato è leggermente diverso.

Dopo il terremoto del 1 gennaio 2024, un uomo che ha perso la sua famiglia ha detto: “Non riesco a “Seiri” i miei sentimenti.” Qui, non sta cercando di ordinare o buttare via i suoi sentimenti. Sta cercando di dire che non riesce a organizzare o spiegare logicamente i suoi sentimenti. La maggior parte delle parole delle 5S ha aggiunto più significati rispetto all’uso tipico giapponese. L’uso tipico sembra essere la base della comprensione, eppure viene ignorato durante la traduzione.

2. Aumento delle attività con le parole che iniziano con “S”

Man mano che queste attività di pulizia diventavano parte della quotidianità aziendale, iniziarono eventi indipendenti con parole che iniziavano con “S”. Cominciammo a vedere più eventi, come il giorno del “Seisou” o il giorno del “Seiton”. Queste attività erano legate all’eliminazione degli sprechi【無駄省き; Muda Habuki】e ai risparmi sui costi【節約; Setsuyaku】molto prima che Taiichi Ohno iniziasse il Sistema di Produzione Toyota.

E cominciarono a vedere parole indipendenti con la “S” combinate in attività come la settimana “No Muda.” Tale settimana iniziava con il giorno della ricerca del “Muda,” il giorno del “Seisou” e poi il giorno del “Seiton.” Cominciamo a vedere le parole indipendenti combinate in un’unica attività.

Nota qui che ho introdotto un’altra parola giapponese con “S,” “Setsuyaku,” ma mai come parte delle 5S o di qualsiasi altra cosa con le S. C’è una regola semplice. Il risparmio dei costi è l’obiettivo, non il metodo. Dovremmo distinguere tra i due. L’introduzione originale di queste parole era legata a iniziative di riduzione dei costi. La direzione si aspettava risparmi sui costi attraverso queste attività con la “S,” non solo pulizia.

A proposito, sebbene usiamo le stesse parole, i loro significati differiscono leggermente dal Sistema di Produzione Toyota attuale. Ad esempio, nella maggior parte dei casi, “Seiton” significava gettare via le cose inutili intorno a questo periodo, ma tale significato viene usato per “Seiri” oggi. Entrambe le parole hanno significati simili nella vita quotidiana. In effetti, “Seiri-Seiton” è un’unica espressione idiomatica, e iniziarono a usare questo termine nella scuola materna. Man mano che l’attività delle 5S si sviluppava, definimmo significati più specifici. “Seiton” significa definire un luogo per collocare il materiale senza sprechi.

Un’altra iniziativa importante è che il pensiero della “salute pubblica” proliferò in Giappone intorno allo stesso periodo. Questo pensiero portò a “Seiketsu” per mantenere tutto pulito. Collegando il nuovo pensiero con qualcosa che già avevamo, i giapponesi diffusero rapidamente il concetto. Questo “Seiketsu” fu spiegato in connessione con lo Shinto, la religione giapponese. Nello Shinto, dobbiamo purificarci prima di entrare nell’area di Dio. Tali episodi furono legati al pensiero della salute pubblica e dell’igiene quando furono introdotti dall’Occidente.

3. Attività di miglioramento della sicurezza chiamata 3S

Con l’ingresso nel XX secolo, un altro tema divenne caldo in Giappone: la sicurezza.

A metà del 1910, il Giappone perse 6000 lavoratori all’interno delle fabbriche in un solo anno. Questo era inaccettabile. Così, i giapponesi iniziarono l’attività “Safety First” traendo ispirazione dall’esempio della US Steel. La US Steel iniziò l’iniziativa “Safety First, Quality Second, Productivity Third” nei primi anni del 1900. Questo movimento raggiunse il Giappone a metà del 1910. Questo movimento iniziò a collegare le attività con la “S.” Cominciarono a chiamare “Seiri,” “Seiton” e “Seisou” come 3S, e divennero le basi della sicurezza. Le 3S (eventualmente 4S) divennero un movimento massiccio per migliorare la sicurezza.

Una lezione importante che i giapponesi impararono dalla US Steel fu che “il layout della fabbrica e l’allocazione delle macchine dovrebbero essere in sequenza per evitare che i materiali si ‘ingarbuglino.’” Qui si trovano i primi pensieri su un layout basato sulla sequenza di lavoro. Come molte aziende giapponesi, Toyota utilizza prima “3S” o “4S” nel movimento per la sicurezza. Le 4S furono introdotte per migliorare la sicurezza.

La storia di 75 anni di Toyota mostra che il movimento 4S iniziò nel 1961 come iniziativa di miglioramento della sicurezza.

Perché la sicurezza non fa parte delle 5S? Di nuovo, la sicurezza era l’obiettivo dell’introduzione delle 4S. Uno è l’obiettivo e gli altri sono i metodi. Non mescoliamoli.

In Giappone, la quarta “S,” Seiketsu, è stata spiegata per sostenere le 3S sin dalla sua introduzione. L’ultima “S,” Shitsuke, significa disciplina. Seiketsu e Shitsuke furono probabilmente aggiunti attraverso le attività di miglioramento della sicurezza.

4. Qual è l’unicità delle 5S nel TPS?

Il Sistema di Produzione Toyota, o Taiichi Ohno, ha spostato il significato delle 5S dalla sicurezza a parte del Kaizen. L’unicità delle 5S nel TPS è che ha il lavoro standardizzato al suo centro. L’implementazione del lavoro standardizzato da parte di Ohno iniziò tra la fine degli anni ’40 e l’inizio degli anni ’50. Il lavoro standardizzato si concentra sul lavoro umano e sui suoi movimenti. Il pensiero principale è che il layout delle macchine e le posizioni dei materiali dovrebbero seguire il lavoro umano più efficiente. Non è il contrario, cosa che ho visto molte volte dietro la cosiddetta “5S.” Inoltre, nella creazione di un lavoro standardizzato, c’è un passaggio chiamato “Seiri del lavoro,” in cui dobbiamo assicurarci che la sicurezza (e altre cose) sia rispettata. Lo studio del tempo viene dopo tale passaggio.

Un cambiamento cruciale dietro il lavoro standardizzato è che il significato di spreco (Muda) è cambiato. Taiichi Ohno introdusse la “sovrapproduzione.” Per controllare la sovrapproduzione, il takt time veniva utilizzato per bilanciare il lavoro tra i processi, che è parte del lavoro standardizzato. Il significato delle 5S prima e dopo la definizione della sovrapproduzione è completamente diverso. Quando la sovrapproduzione è riconosciuta come spreco, le 5S diventano uno strumento potente per prevenire e evidenziare la sovrapproduzione. Diventò il segnale per enfatizzare o visualizzare la sovrapproduzione. Tuttavia, quando la sovrapproduzione non è riconosciuta come spreco o è promossa in molti casi, le 5S devono essere un’attività periodica di pulizia dei morti stock, che costa all’azienda. Nessuna delle parole delle 5S è unica per il TPS. Anche “Muda (Spreco)” era usato prima del TPS. Tuttavia, il lavoro standardizzato e la sovrapproduzione cambiano il significato.

Questo evidenzia anche che questa connessione tra lavoro standardizzato e 5S significa che questa è diventata un’attività quotidiana o, più importante, ciclo per ciclo, rispetto agli eventi periodici. Alla fine di un ciclo, se qualcosa va storto con il lavoro standardizzato, le 5S saranno violate. Qualsiasi violazione delle 5S dovrebbe innescare un’attività di problem solving in quel momento. Quello è il momento più facile per capire la causa del problema.

Il pensiero dietro le 5S era rendere il Kaizen più facile, non lavoro aggiuntivo.

Tutte le parole delle 5S sono parole giapponesi onnipresenti usate dentro e fuori le fabbriche da secoli. Sono comuni; quindi, funzionano come slogan ma hanno molte interpretazioni. Le 5S hanno molte radici, anche fuori dal Giappone. Capire il background o la storia ci aiuta a comprendere meglio il significato. Una cosa è chiara mentre seguiamo la storia delle 5S. Le 5S sono sempre state un metodo per raggiungere le esigenze aziendali di ogni epoca. C’è sempre stato un obiettivo che i leader aziendali volevano raggiungere, e le 5S erano il metodo che usavano per soddisfarlo. Questi non erano mai disconnessi e dovrebbero rimanere tali.

Logistica, aziende, novità, tecniche

5 tendenze della catena di fornitura

5 tendenze della catena di fornitura

Ecco le 5 tendenze della catena di fornitura. In questo blog esploreremo cinque tendenze chiave che stanno plasmando il futuro della gestione della supply chain, offrendo approfondimenti sul panorama in evoluzione e su come le aziende possono prosperare.

Il mondo della gestione della catena di fornitura sta attraversando un rapido cambiamento, segnato da tendenze dinamiche che stanno rimodellando le pratiche tradizionali. Le aziende di tutti i settori sono alla ricerca di modi per ottimizzare le proprie catene di fornitura. L’obiettivo è raggiungere maggiore efficienza, aumentare i ricavi, ridurre i costi e, naturalmente, avere clienti soddisfatti.

Andiamo quindi a vedere le 5 tendenze della catena di fornitura.

5 tendenze che trasformano il panorama della catena di fornitura

1. 5 tendenze della catena di fornitura: Trasformazione digitale e integrazione tecnologica

Le tecnologie digitali come l’intelligenza artificiale, l’apprendimento automatico e l’Internet delle cose (IoT) stanno rivoluzionando i processi della catena di fornitura. L’analisi predittiva basata sull’intelligenza artificiale migliora la previsione della domanda, mentre i sensori abilitati all’IoT forniscono visibilità in tempo reale sul movimento delle merci. Questa integrazione di tecnologie semplifica le operazioni, riduce gli errori e migliora l’efficienza complessiva della catena di fornitura.

L’intelligenza artificiale offre ampie opportunità negli approvvigionamenti, nella conformità, nelle operazioni di produzione e nelle comunicazioni logistiche virtuali. Le azioni strategiche per il 2024 includono la creazione di casi di beneficio, l’aggiornamento delle competenze di intelligenza artificiale, la valutazione della fattibilità e la rivisitazione di casi d’uso complessi in cui l’intelligenza artificiale eccelle.

2. 5 tendenze della catena di fornitura: Sostenibilità e filiere verdi

La sostenibilità è diventata un imperativo strategico per le catene di fornitura. Le iniziative verdi, le energie rinnovabili e i modelli di catena di fornitura circolare stanno guadagnando slancio. Poiché le aziende si concentrano sulla riduzione del proprio impatto ambientale, l’adozione di pratiche di sostenibilità sarà fondamentale per il successo a lungo termine.

Stabilire valori di riferimento per le emissioni, coinvolgere i fornitori e sfruttare le piattaforme digitali per la raccolta dei dati sono azioni essenziali per strategie efficaci di riduzione del carbonio nel 2024.

3. 5 tendenze della catena di fornitura: Resilienza e gestione del rischio

La necessità di catene di approvvigionamento resilienti è sottolineata dalle interruzioni globali. Le aziende stanno dando priorità alla gestione del rischio, diversificando i fornitori e investendo nella pianificazione di emergenza per adattarsi rapidamente alle sfide impreviste. Un’azione consiste nell’utilizzare applicazioni S&OP (vendite e operazioni di pianificazione) abilitate all’intelligenza artificiale che colmano il divario tra pianificazione ed esecuzione, riducendo lo sforzo manuale e sfruttando analisi avanzate per un processo decisionale informato. La pianificazione low-touch migliora la prevedibilità, aumentando il ritorno sul capitale proprio (ROE) e i margini lordi.

4. 5 tendenze della catena di fornitura: E-commerce e ottimizzazione delle consegne dell’ultimo miglio

L’ascesa dell’e-commerce richiede una consegna ottimizzata dell’ultimo miglio. Le aziende stanno investendo in tecnologie logistiche avanzate per soddisfare le aspettative dei consumatori per consegne più rapide e affidabili, integrando algoritmi di ottimizzazione del percorso e veicoli di consegna autonomi.

5. Reti collaborative di filiera

I silos nei processi della supply chain stanno lasciando il posto a reti collaborative. Gli strumenti tecnologici, come le torri di controllo e i gemelli digitali, migliorano la visibilità nelle relazioni con i fornitori di livello secondario e migliorano la resilienza della catena di fornitura.

Inoltre, le piattaforme basate su cloud facilitano la condivisione delle informazioni in tempo reale, favorendo la trasparenza e la collaborazione nell’ecosistema della catena di fornitura.

In sintesi

Non c’è posto nel futuro per la filiera tradizionale. Le aziende di oggi devono innanzitutto soddisfare le crescenti esigenze dei propri clienti. Le grandi aziende hanno alzato il livello delle aspettative dei clienti. Di conseguenza, i consumatori richiedono consegne rapide e un’ampia varietà di prodotti. Se i clienti non riescono a vedere quando arriverà il loro ordine, potrebbero rivolgersi rapidamente altrove. Evitare consegne lente e articoli esauriti è necessario per stare al passo con le aspettative dei clienti.

Il panorama della supply chain sta subendo un profondo cambiamento, guidato dalla tecnologia, dagli imperativi di sostenibilità, dai requisiti di resilienza, dalle tendenze dell’e-commerce e dalle reti di collaborazione. Le aziende che abbracciano in modo proattivo queste tendenze si posizioneranno per il successo in un ambiente che richiede agilità, innovazione e un approccio strategico alla gestione della catena di fornitura.

Ti invito a rimanere aggiornato seguendomi sui miei social e su GazzettaLogistica.it e almeno su Pillole di Logistica.

Rassegna stampa

Recensione di Debbie Soncini

Conosciamo meglio le pubblicazioni di Davide Lega

 3 ottobre 2022 3 Minutes

Davide Lega, da buon romagnolo, è una persona che si dedica alla formazione e alla consulenza aziendale con passione. Ha una esperienza lavorativa trentennale come responsabile amministrativo e poi come direttore di stabilimento per multinazionali. Nella veste di consulente, formatore e divulgatore in ambito Logistico in chiave Lean, lavora in tutta Italia per i principali enti di formazione e ha il piacere di incontrare, tutti gli anni, decine di aziende in progetti di riorganizzazione e di formare centinaia di persone a cui spiega, appunto con passione, che il futuro è sempre e solo nelle loro mani.

La collana ‘Libri di Logistica’ è la collana giusta per chi vuole affrontare tutti questi temi in leggerezza. Il tutto è sempre presentato con esempi e con un approccio e un linguaggio chiaro e accessibile a tutti.
Ne fanno parte questo testo e la Trilogia ‘Manuale del magazziniere: 1, 2 e 3’

DDT DOCUMENTO DI TRASPORTO: La Guida completa, definitiva e aggiornata

Sono più di venticinque anni che non esce un libro sul documento di trasporto. In questi anni il DDT è stato utilizzato ampiamente creando decine di casistiche particolari e dubbi che ti verranno elencati e chiariti.
In questo testo ti voglio riepilogare in maniera completa ed esaustiva in una guida moderna, completa ed aggiornata, la disciplina sul DDT, per consentirti di compilarlo in sicurezza e gestire anche i casi più particolari.
Per la prima volta ti elencherò tutte le causali di trasporto ad oggi utilizzate in Italia, con tanto di loro spiegazione gestionale e giuridica: il corretto utilizzo delle causali di trasporto è una buona tecnica per organizzare al meglio i tuoi flussi aziendali.
L’argomento DDT, è trasversale a ogni funzione aziendale, acquisti, logistica, produzione, commerciale, contabilità e controllo di gestione, e tutti dovrebbero avere una formazione base su questo tema. Purtroppo ad oggi non è cosi e di qui l’esigenza di volere colmare questa lacuna formativa che crea spesso ampie lacune gestionali.
Sono certo che questo vademecum ti tornerà molto utile!

Manuale del magazziniere. Ricevimento merci: controllo, organizzazione e codifica. Ediz. illustrata

Fare il magazziniere oggigiorno non significa solo sapere guidare il “muletto”. Occorre avere una preparazione a 360 gradi su una nutrita serie di temi quali l’identificazione delle merci, l’organizzazione degli spazi e la codifica degli articoli. Il libro presenta quindi una panoramica delle principali competenze, attività e mezzi con cui ha a che fare il magazziniere quotidianamente, utilizzando il primo ruolo logistico che si incontra in azienda e cioè il “Magazziniere al ricevimento”. Il “Manuale del magazziniere” è il libro giusto per chi vuole affrontare tutti questi temi in leggerezza, ma anche per chi vuole approfondire tematiche quali il controllo qualità al ricevimento o le responsabilità pratiche del vettore e l’organizzazione moderna degli spazi in chiave Lean, il tutto presentato con un approccio e un linguaggio chiaro e accessibile a tutti.

Manuale del Magazziniere 2: stoccaggio e prelievo: Stocca la merce, conosci le attrezzature, preleva in efficienza: Vol. 2

Fare il magazziniere oggigiorno non significa solo sapere guidare il “muletto”. Occorre avere una preparazione a 360 gradi su una nutrita serie di temi quali l’organizzazione degli spazi, la conoscenza delle attrezzature, le logiche di movimentazione anche in sicurezza. Il secondo libro della serie ‘Manuale del Magazziniere’ tratta delle competenze nell’ambito della movimentazione intra logistica, le cui principali attività sono lo stoccaggio e il prelievo. Per comprenderle al meglio andremo ad esaminare i principali tipi di attrezzature di magazzino con un focus su quelle tradizionali come le scaffalature. Andremo ad approfondire l’organizzazione degli spazi e delle aree di magazzino e ti spiegherò le più innovative tecniche di prelievo. Come al solito non mancheranno i capitoli riferiti alla movimentazione in sicurezza.

Manuale del Magazziniere 3: Imballaggio e Carico: Proteggi, Carica, Assicura al mezzo e Trasporta al meglio la tua merce: Vol. 3

Fare il magazziniere oggigiorno non significa solo sapere guidare il “muletto”. Occorre avere una preparazione a 360 gradi su una nutrita serie di temi quali l’organizzazione degli spazi, la conoscenza delle attrezzature, le logiche di movimentazione, le regole di carico e la documentazione per il trasporto.Il terzo libro della serie ‘Manuale del Magazziniere’ tratta delle competenze relative all’Imballaggio e Carico in sicurezza. Per comprenderle al meglio andremo ad esaminare le normative di imballaggio italiane ed internazionali, i principali tipi di imballaggi , le attrezzature di imballaggio, i pittogrammi, i principali materiali di protezione e riempimento e le modalità per categoria merceologica.Esamineremo poi le problematiche relative al carico e all’ancoraggio delle merci ai mezzi focalizzandoci sulle forze che agiscono durante il trasporto e il cui contenimento è la chiave di successo di un trasporto in sicurezza.

I libri sono reperibili su tutti gli store online

Blog

Sada Cavi Top !

Spezzano di Fiorano (Mo) 7 ottobre 2022

Ho concluso un percorso di formazione in questa azienda leader nel settore dei cavi per automazione, civile/industriale, oil & gas, off-shore, navale, medicale, militare e telecomunicazioni.

E’ un azienda organizzata, moderna ed efficiente grazie al lavoro e all’impegno dei due titolari che ringrazio per l’ospitalità , Mario e Daniele Leonardi.

Sada cavi Spa si è affermata nel mondo dell’automazione grazie al suo continuo lavoro di ricerca, sviluppo e assistenza tecnica.

Il magazzino, i servizi di trasporto e la storica collaborazione con i maggiori fornitori nazionali e internazionali rende l’azienda leader nelle forniture di cavi d’automazione, garantendo un servizio preciso e qualificato in grado di soddisfare tutta la clientela, a partire dalla grande impresa alla media/piccola azienda  nel settore dell’automazione.

Tutto ciò ha favorito l’implementazione delle tecnologie più avanzate per la preparazione degli ordini quali:

  • Impianto di lavorazione completamente automatizzato, sviluppato in un magazzino verticale autoportante, capace di contenere fino a 2000 bobine,
  • Sistema di ottimizzazione degli spazi “TRACK+RACE®” sistema modulare per il controllo e lo stoccaggio delle bobine basato sulla tecnologia RFID.

Un grazie anche al gruppo che mi ha ‘sopportato’ in questo percorso.

E forza Sada !

Blog

Tulips è il primo supermercato on line puro in Italia

E’ a Cesena Tulips che propone gli stessi prodotti di un supermercato tradizionale, focalizzato principalmente sui freschi e super freschi. Presta inoltre particolare attenzione al cibo locale e di qualità

di Davide Lega (*)

Il tulipano è il nome di un genere delle Liliacee comprendente specie bulbose che possono raggiungere i 50 centrimetri di altezza. Questo fiore rappresenta il vero amore, e per questo motivo è perfetto da regalare al proprio partner o per fare una dichiarazione d’amore.

Ora non so se il fondatore di TulipsEnrico Martini, intendesse questo sentimento d’amore verso i propri clienti quando ha fondato l’azienda Tulips, ma questo è quello che ho percepito io come cliente, quando ho sperimentato il servizio, cioè un approccio molto orientato al cliente e alla sua completa soddisfazione.

Perché lo posso dire? Sappiate che a me piace toccare le cose di persona e quando Enrico Martini ha concordato l’appuntamento per l’intervista nella sua sede di Cesena, mi sono detto, ‘adesso faccio un ordine lo ritiro di persona e testo così Tulips’ su (https://www.tulipsmarket.com/).

Sì perché questo Tulips proclama: ‘Basta collegarsi al sito web www.tulipsmarket.com e ordinare i vari prodotti.

 Una volta ottenuto l’ordine il cliente può:

  • ricevere la spesa direttamente a casa in sole tre ore;
  • oppure passare a ritirarla presso i nostri magazzini.

Tutti i giorni! Dal lunedì al sabato – dalle ore 8 alle ore 21.’

 Così sono andato a verificare.

Cosa Tulips è. Andiamo con ordine

Tulips è una catena di supermercati online e nasce a Cesena nel 2016, ed è organizzata secondo la logica dei Dark Store o magazzini indipendenti e non accessibili al pubblico dove la merce di proprietà viene stoccata e i clienti che possono acquistare solo online attraverso la piattaforma web.

Enrico Martini ceo Tulips

Il fondatore è Enrico Martini classe ’91 e cesenate DOC, e l’idea nasce il 13 dicembre 2016 nella soffitta di casa sua insieme ad altri compagni. Laurea in management all’Università Luigi Bocconi, dopo diverse esperienze di studio e lavoro all’estero ritorna in Italia per fondare la startup nella sua città natale.

La mission di Tulips secondo Martini è chiara: semplificare la vita delle persone offrendo loro un servizio di spesa più completo e comodo rispetto al supermercato tradizionale.

Mission raggiunta. Tulips è la prima catena di supermercati online d’Italia

Racconta Enrico Martini: “La nostra logica di sviluppo è basata sui MAGAZZINI di prossimità ad alto contenuto tecnologico in cui stocchiamo i prodotti, pronti a essere acquistati online dai clienti. Attualmente i nostri magazzini sono presenti e attivi nelle province di Forlì-Cesena, Rimini, Ravenna e Bologna. Non solo abbiamo le stesse referenze di un supermercato tradizionale (7000 in costante aumento), ci distinguiamo anche per i nostri prodotti freschi e super freschi”.

L’idea è piaciuta subito al mondo imprenditoriale che ha riconosciuto diversi finanziamenti all’innovativa startup romagnola, che ora può contare su una base finanziaria tale da potere acquisire nuova tecnologia come i nuovi Modula, magazzini verticali super efficienti, che presto doteranno tutti i dark store di Tulips.

Non solo: Tulips per l’innovativa idea manageriale ha già avuto numerosi riconoscimenti: tra gli altri, Martini ha ricevuto il «Paul Harris Fellow» durante la premiazione online tenuta dal Rotary Club di Cesena.

Il premio è stato conferito in virtù di quella che è stata definita: ‘’un’intuizione geniale portata avanti con forte determinazione’’. Ed è la stessa determinazione che ogni giorno spinge Tulips ad operare con tenacia e positività, sfidando le regole del mercato.

Tulips come funziona?

Tulips è il primo supermercato online puro d’Italia che propone gli stessi prodotti di un supermercato tradizionale, focalizzato principalmente sui freschi e super freschi. Presta inoltre particolare attenzione al cibo locale e di qualità. La consegna è gratuita per ordini superiori a 59 euro e avviene in sole tre ore dall’ordine per garantire la freschezza dei prodotti. Sarà vero? Bene, torno allora al mio test in occasione della intervista e racconto come è andata.

Al termine dell’intervista nella sede di Cesena, la mia spesa era lì che mi aspettava perfettamente preparata.

Non mi sono fatto mancare niente: ho voluto provare anche la gastronomia e devo dire che a pranzo ho gustato con grande soddisfazione le verdure gratinate (buonissime e convenientissime) che il reparto dedicato aveva preparato.

tulips gastronomia

Ho voluto testare anche il reparto dei freschi e devo dire che sono rimasto stupito per la cura e il confezionamento della spesa nelle apposite buste salvafreschezza brandizzate Tulips.

Non contento del primo test e ritiro nella sede, ho voluto testare anche la consegna a domicilio.

Bene: la sera stessa ho riordinato per la consegna del giorno dopo, in finestra mattutina 8-9.

Per testare al meglio il servizio ho chiesto la consegna da Ravenna su Faenza e ho inviato l’ordine in tarda serata.

Ho fatto tutti gli “stress test” possibili, ma Tulips ha superato molto bene la prova, consegnando i prodotti perfettamente confezionati e di qualità (freschi, gastronomia, generi vari) esattamente nella finestra oraria concordata.

buste salvafreschezza Tulips

Non contento, ho simulato anche che un prodotto ricevuto non fosse conforme (e non me ne voglia Martini) per testare al meglio il servizio assistenza.

Devo dire che sono rimasto veramente impressionato quando, dopo pochi minuti, sono stato contattato dal servizio post vendita di Tulips che ha preso in carico subito e con mia soddisfazione la richiesta. Insomma più di così non potevo ottenere.

Sono molto contento che Tulips offra un servizio di qualità e ancora più compiaciuto che sia nato qui in Romagna.

Il mondo del Quick Commerce ha importanti competitor come Gorillas, Deliveroo, Delivery Hero, Macai, Glovo, Getir, ma sapete cosa mi piace di Tulips? Il fatto che voglia crescere in maniera solida e senza fretta offrendo un servizio e prodotti di qualità.

Per questo penso che investirò anche io in Tulips. Come?

Dopo il successo della prima campagna su CrowdFundMe (300.000 euro da 198 investitori nel 2020) Tulips si è aperto nuovamente all’Equity Crowdfunding. E si presenta con numeri in netta crescita, a partire dal fatturato di circa 5.000.000 di euro nel 2021 (+84% su base annua), con oltre 32.000 clienti serviti, quasi 2 milioni di prodotti spediti in un anno e scontrino medio da più di 75 euro. Questo è il mio suggerimento personale. Lascio il link utile:

https://www.crowdfundme.it/projects/tulips-2/

E buona spesa con Tulips !

Per altre informazioni, di seguito, i principali link dell’attività.

https://www.instagram.com/tulips_market/

https://www.facebook.com/TulipsOnlineMarket

https://t.me/tulipsmrkt

https://www.linkedin.com/company/tulips-spa/

davide lega e libro

Davide Lega 

(*) Consulente e formatore aziendale nel campo della Logistica e Lean Manufacturing 4.0. Lega è autore di libri e manuali tecnici e collabora con scuole, agenzie interinali, agenzie di intermediazione nella formazione.  Ha scritto una trilogia di volumi dedicati “Manuale del magazziniere”. Una collana per complessive 550 pagine tecnico-informative. Di recente, Davide Lega ha dato alle stampe una nuova pubblicazione tecnica sul “DDT, documento di trasporto”. Si tratta di una guida completa e aggiornata dedicata a questo argomento: 352 pagine, formato 16×23 cm. Tutti i volumi sono in vendita su Amazon, Ibs Feltrinelli e direttamente dal sito dell’autore davidelega.com   dove è possibile ricevere ulteriori informazioni sull’autore